Un’alleanza antica e una nuova ma un’unica pedagogia, quella di un Dio appassionato della sua creatura, disposto a rincorrerla e a tendergli sempre la mano.
Oggi abbiamo letto di Mosè che sancisce con il sangue dei sacrifici la prima alleanza, quella del Sinai. Dio ha liberato il suo popolo dalla mano degli egiziani, ha teso l’orecchio al loro grido, si è gettato nella mischia e ha preso posizione in mezzo ai suoi, si è voluto profumare di popolo e ha deciso di lottare dalla loro parte. Ora che sono in cammino verso la terra della Promessa fa loro dono della Legge, rispettarla significa fare spazio a Dio nello scorrere dei giorni, ritrovare il sentiero da percorrere per non smarrirsi nei propri ripiegamenti, insidiosi quanto la schiavitù.
Cosa vuol dire per noi essere attori della nuova Alleanza?
1 Vuol dire anzitutto essere gente stupita, con la mano sulla bocca aperta per il dono di un Amore che non chiede nulla e si fa offerta di sé. Significa riconoscersi figli, non interlocutori chiamati semplicemente a stare alle regole del gioco. Vuol dire essere contemplativi, capaci di spiare il cielo oltre i ripiegamenti di ogni giorno e ritrovare in Dio il volto del Padre. Sapere che io sono anzitutto amato indipendentemente da ciò che faccio e riesco a dimostrare mi libera dal senso di angoscia, dall’ansia di prestazione e di perfezionismo. Noi siamo schiodati dalle colpe, dal male che abbiamo fatto. Dimorare nel costato trafitto è sentirsi bimbi nella mano di un Padre che ci ama teneramente.
2 non ci basta
3 Noi come Chiesa siamo il popolo di questa nuova Alleanza. Siamo chiamati a vestire abiti profumati di nuovo e non di vecchio, dobbiamo sostituire il lievito vecchio con quello nuovo, siamo gli otri appena confezionati che possono contenere il mosto spumeggiante. Quando
E noi che ogni domenica spezziamo il Pane facendo memoria di questo inizio dell’Alleanza, volendo dare continuità a quella sorgente che si è aperta sul Calvario, riempiamoci le mani di quell’acqua e portiamola come un dono a chi ne è assetato.
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