domenica 4 luglio 2010

VI dopo Pentecoste

Un’alleanza antica e una nuova ma un’unica pedagogia, quella di un Dio appassionato della sua creatura, disposto a rincorrerla e a tendergli sempre la mano.

Oggi abbiamo letto di Mosè che sancisce con il sangue dei sacrifici la prima alleanza, quella del Sinai. Dio ha liberato il suo popolo dalla mano degli egiziani, ha teso l’orecchio al loro grido, si è gettato nella mischia e ha preso posizione in mezzo ai suoi, si è voluto profumare di popolo e ha deciso di lottare dalla loro parte. Ora che sono in cammino verso la terra della Promessa fa loro dono della Legge, rispettarla significa fare spazio a Dio nello scorrere dei giorni, ritrovare il sentiero da percorrere per non smarrirsi nei propri ripiegamenti, insidiosi quanto la schiavitù. La Legge infatti assomiglia ai paletti posti lungo la strada, ai guardrail per non uscire dalla corsia e farsi male. Ma poi quella strada va percorsa, si deve trovare la voglia di agire in positivo per assomigliare a Dio in ogni istante della propria vita. Ed è qui che emerge il limite della Legge. Conoscerla ed evitare di fare il Male non basta per fare il Bene. E tutta la storia d’Israele da quel deserto in avanti è un continuo venir meno da parte del popolo all’Alleanza. Serve una marcia in più, serve un cuore nuovo,un qualcosa che lo modelli e lo trasformi da pietra in carne! Ed ecco perché nel sangue versato sulla croce si apre il tempo di un’Alleanza nuova dove, in nome di un amore che tace e si offre, immagine di un Dio che si fa dono totale senza risparmiarsi in nulla, noi possiamo dirci perdonati e amati. Ecco perché nell’acqua da quel costato noi leggiamo, assieme al Testimone che ha scritto quei fatti, il dono di uno Spirito che ci guida, ci fa comprendere qual è il volto di Dio e che ci modella come figli.

Cosa vuol dire per noi essere attori della nuova Alleanza?

1 Vuol dire anzitutto essere gente stupita, con la mano sulla bocca aperta per il dono di un Amore che non chiede nulla e si fa offerta di sé. Significa riconoscersi figli, non interlocutori chiamati semplicemente a stare alle regole del gioco. Vuol dire essere contemplativi, capaci di spiare il cielo oltre i ripiegamenti di ogni giorno e ritrovare in Dio il volto del Padre. Sapere che io sono anzitutto amato indipendentemente da ciò che faccio e riesco a dimostrare mi libera dal senso di angoscia, dall’ansia di prestazione e di perfezionismo. Noi siamo schiodati dalle colpe, dal male che abbiamo fatto. Dimorare nel costato trafitto è sentirsi bimbi nella mano di un Padre che ci ama teneramente.

2 non ci basta la Legge. A noi non basta non fare il male, bisogna vivere in pura perdita di sé senza trattenere nulla, correre su questo cammino in salita che è il modo più autentico per una vita riuscita. Ama e fa quello che vuoi diceva Agostino. Perché chi ama sa essere immagine di Cristo. L’uomo spirituale è l’uomo morale perché non c’è nessuno che accoglie seriamente Cristo e poi non vive l’amore.

3 Noi come Chiesa siamo il popolo di questa nuova Alleanza. Siamo chiamati a vestire abiti profumati di nuovo e non di vecchio, dobbiamo sostituire il lievito vecchio con quello nuovo, siamo gli otri appena confezionati che possono contenere il mosto spumeggiante. Quando la Chiesa si fa serva del mondo, quando con coraggio indica che è Cristo la gioia, quando si fa compagna dell’uomo di oggi senza giudicarlo ma accogliendolo perché amato indipendentemente da ciò che è e che fa allora è immagine bella del suo Signore. Quando si libera dei segni del potere, quando si fa compagna con i poveri, quando incarna il Vangelo delle Beatitudini, quando vince la tentazione del tradizionalismo che è dare risposte vecchie a problemi attuali, allora è secondo la Nuova Alleanza.

E noi che ogni domenica spezziamo il Pane facendo memoria di questo inizio dell’Alleanza, volendo dare continuità a quella sorgente che si è aperta sul Calvario, riempiamoci le mani di quell’acqua e portiamola come un dono a chi ne è assetato.

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