lunedì 9 gennaio 2012

Battesimo del Signore

L’uomo alla ricerca di Dio
Esiste una sola discriminante fra noi: c’è chi si è arreso e sclerotizzato, chi ha smussato per sempre ogni sogno e si accontenta della monotonia del quotidiano – e spesso questo accontentarsi genera frustrazione, ci si inacidisce verso tutto e tutti, ci mette di cattivo umore e ci rende costantemente critici – e c’è invece chi non si è arreso, c’è chi si sente pellegrino alla ricerca del senso dei suoi giorni. Che cosa cerchi uomo? Forse la salute, forse il benessere. Forse cerchi la felicità, vuoi fermare a tutti i costi contro la logica del tempo quegli istanti di pura felicità: sogni l’eternità! Cerchi l’amore da dare e da ricevere, soffri la separazione, quella di un giorno e quella per sempre: tu sogni l’infinito. Uomo, fratello, tu cerchi Dio!

Dio alla ricerca dell’uomo.
Questa è la storia dell’uomo di sempre. Questa è la condizione che ci lega a chi ci ha preceduto. Ma oggi ci viene detto che in un luogo dalle coordinate precise e ben rintracciabili, in uno scorcio della storia Dio si è affacciato, si è raccontato, si è fatto vedere, in una parola, si è rivelato. Molti sono i momenti di questa Epifania e unico è il denominatore di tutti questi: Lui è l’Appassionato alla ricerca della sua creatura. Dio rompe ogni distanza e si fa nostro compagno sulle strade della nostra vita, calca con le sue orme la scena dei nostri giorni, non tollera la nostra paura, vuole riscattarci da quella solitudine che ci rende randagi e vuoti, si mette come capofila per indicarci che la nostra vita ha senso solo se giocata per amore e non si perde nei meandri dell’egoismo. Il Creatore si fa creatura e ci tende la mano.      

Un Dio che si rivela a noi in modo del tutto paradossale.
Ma se pensi alla voce di questo Dio come ad un tuono, se credi il suo agire come un terremoto, come una forza che penetra e sconquassa hai sbagliato idea. Questo Signore si rivela a noi in modo del tutto paradossale: lui, al grido, preferisce il silenzio; al clamore dell’apparire, sceglie il nascondimento; alla potenza e alla violenza preferisce la povertà e la piccolezza, la sua forza è la sua debolezza. Eccolo oggi in fila fra i peccatori lungo le sponde del Giordano. Non è diverso dagli altri. Si è messo in cammino per andare incontro al suo popolo e stare, dimorare, abitare la condizione di tutti gli uomini con la pretesa però di cambiarla dal di dentro. Oggi è lì dove tutti attendevano una parola dal profeta capace di illuminare di senso la loro vita. Sta al principio del cammino di conversione, dove l’uomo in tutta libertà decide di fare spazio nel cuore a Dio. Una voce e un segno lo indicano.  

Se lui si fa tuo compagno di viaggio allora scopri il potere di diventare figlio di Dio. Questo in fondo è il senso della sua presenza. Che quella benedizione che si sente dal cielo su di lui diventi anche la tua. E non dobbiamo fare nulla: non la si merita in nessun modo, la si accoglie come un dono gratuito e la si centellina giorno per giorno. Noi siamo figli benedetti del Padre, noi siamo gli amati, noi siamo preziosi e valiamo tutto l’amore di Dio. Ci piace pensarlo per gli altri, stentiamo a crederlo fino in fondo, lo riteniamo impossibile per noi. No, metti sul naso le lenti della Grazia e scopri oggi che la tua ricerca ha trovato un approdo, Dio cerca te e proprio te, quando gli lasci spazio nella tua vita. Te e proprio te con le tue zone d’ombra, con quei mostri che ti porti dentro e che hai paura anche a chiamare per nome, con le tue ferite, con quel poco che sei e che hai nella tua bisaccia, non c’è punto così basso che tu non sia raccolto e portato in alto al riparo delle sue ali.

Vorrei provare a dire cosa accade quando ti scopri Figlio amato
Alle persiane delle tue finestre, al mattino, non picchia solo la luce ma è la Grazia che ti dà la sveglia.
Quando ti alzi hai il sorriso di chi sa che nulla può accaderti che Dio non lo permetta.
Il bicchiere sulla tua tavola non è mai mezzo vuoto e nemmeno mezzo pieno, è quel che ti basta per saziare la tua sete. Lo specchio smette di piangere perché tu vali. Il vicino di casa, proprio lui che non tolleri più; il portinaio che ti dice il suo buongiorno forse troppo rituale per sembrare vero; chi ti circonda sul bus e sembra toglierti l’aria; la cassiera al supermercato che non sorride mai, il giovane che ti siede accanto e fa discorsi così vuoti; l’altro che ti fa compagnia ben sigillato nella sua macchina lungo il traffico è figlio amato quanto te, è fratello e non  un nemico e tu, perché figlio, sai che il padre te lo ha donato per fare più ricco il tuo bagaglio. Il lavoro si fa partecipazione ad un disegno che ha le coordinate del Regno di Dio. E con l’altro ti senti Chiesa, comunità dove ci si accoglie e ci si ama al punto di perdonarsi ogni cosa.  E in ogni respiro ti ritrovi prezioso, insostituibile.  E sentirai in te crescere l’amore. E questo amore è come la gioia: non te la fabbrichi con le tue mani ma la ricevi e devi donarla anche agli altri se non vuoi perderla. È il miracolo di una benedizione!

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