domenica 1 luglio 2012

quinta dopo Pentecoste

Prosegue la nostra corsa lungo le tappe più importanti della storia della salvezza. La liturgia, da parte sua, rende presente qui e ora quegli avvenimenti: è come se si squarciasse l’orizzonte del tempo e il passato e il presente si dessero appuntamento per noi, perché possiamo guardare, prendere parte, scoprire che in questa storia anche noi siamo i protagonisti, anche noi da sempre nella mente di Dio, che quelle dinamiche in cui si sono trovati gli altri protagonisti sono anche le nostre, così le loro scelte illuminano il nostro sentiero perché possiamo ricalcarne le orme. Il futuro della vicenda dell’uomo con Dio passa anche attraverso il nostro sì! E poi l’ascolto della Parola apre i nostri occhi a volte così annebbiati dalle cose che contano poco e che hanno preso il sopravvento, quelle cose urgenti che fingono di essere necessarie, e ci riporta alla certezza che il Regno c’è, che i piccoli di questo mondo che non contano nulla sono i beati, che in mezzo a noi passa il Signore e allora tutto si veste di nuovo e noi non siamo più soli.

E così dopo aver ascoltato la Parola della Creazione, dopo che abbiamo contemplato e ci siamo lasciati interrogare sull’amore dell’uomo per la sua donna, dopo la riflessione sul Male, le sue conseguenze e la sua drammaticità che può essere evitata solo con una austera resistenza, comprendendo che solo il Bene getta semi di speranza. E oggi, mettendo al centro la figura del padre Abramo, la Parola ci invita a pensare alla fede.

Paolo ci autorizza a chiamarlo padre, anche noi che non siamo circoncisi e siamo come un innesto sull’olivo di Israele. La fede ci rende suoi figli perché la circoncisione è solo il segno esteriore, il suo fidarsi di Dio, sentirsi protetto nel palmo della sua mano diventa il principio a cui anche noi possiamo ispirarci.

Mi sembra che siano almeno 3 le angolature da cui dare risonanza alla Parola ascoltata

1 la fede è la gioia di un’amicizia a cui corrispondere.

L’uomo di fede, come Abramo, è aperto ad una realtà altra, sula presenza di un Dio che tuttavia è il primo a venirci incontro. E se le altre religioni sono lo sforzo dell’uomo di dare un senso e una risposta alla nostalgia dell’Altro che l’uomo di sempre si porta nel cuore, per la nostra fede c’è un dato in più: è l’adesione a un Dio che si dà appuntamento con la sua creatura, bussa alla porta del suo cuore, per lui lotta, scommette, promette giurando su di sé senza pretendere altro, in modo del tutto unilaterale. Il vero miracolo, il punto di partenza imprescindibile, non è tanto la fede dell’umo in Dio ma l’atteggiamento di dio che continua a credere nell’uomo.   

2 la fede è una finestra spalancata al futuro.

Abramo crede, si affida a questo Dio che gli parla in modo perentorio e autorevole, comunque pieno d’amore. Eppure, alla fine della sua vita, Abramo vede la promessa di oggi realizzata solo per metà. Potrà abbracciare Isacco ma la terra non la possiederà mai. Solo un piccolo fazzoletto in cui ha potuto seppellire sua moglie Sara. Dunque, all’atto pratico, credere a che serve? Non stringi nulla, forse ti prendono in giro perché ti ostini a darti valori altri, porterai sul tuo volto per sempre i tratti del perdente. È vero, la fede non serve a nulla…ma averla ti cambia tutto! chi crede viene dal futuro, ha il respiro dell’eterno ecco perché appare spesso fuori moda perché non è mai di moda! È troppo avanti! Ama la povertà perché Dio solo gli basta, ama la semplicità perché è l’unica cosa che non ti spegne mai il sorriso, ama l’essenzialità perché sa che nell’apparire non c’è mai la sostanza. L’uomo di fede è così un rivoluzionario, uno che sa ribaltare la logica del mondo e lo fa nel silenzio, e diventa roccia per molti, sorgente zampillante di vita eterna.

3 la fede è sorella della Speranza e della Carità

La carità è l’esito della fede, talvolta è anche il principio. Comunque sia la storia di ognuno, l’una non può stare senza l’altra. Chi ha fede cammina nella luce e sparge luce attorno a sé. La fede ti modella a immagine di questo Dio che è solo Amore e che tu vuoi ostinarti a rendere presente, con la tua povera immagine come un riflesso, in mezzo a tutti quelli che qui e ora hanno bisogno di sentire il suo abbraccio di Padre.

E infine vorrei concludere con qualche appunto a margine per resistere nella fede
-          Non avere paura degli alti e dei bassi! Il cammino della fede è sempre sinusoidale. Chi ti dà ali d’aquila a volte ti conduce nel deserto per metterti alla prova. Ciò che conta, alla fine, è se hai tenuto la tua mano nella sua di Buon Pastore.
-          Alimenta la tua fede ma nel modo giusto. La preghiera e i suoi appigli: i sacramenti, la Parola, l’adorazione e i giorni di ritiro.
-          Chiediti spesso se hai imparato ad amare di più: il termometro della fede è la Carità
-          Da solo non ce la farai! La Chiesa custodisce la tua fede e la sorregge quando vacilli. Questo mistero è grande, più della storia della comunità sempre segnata da luci e ombre.

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