E così dopo aver ascoltato la
Parola della Creazione, dopo che abbiamo contemplato e ci siamo lasciati
interrogare sull’amore dell’uomo per la sua donna, dopo la riflessione sul
Male, le sue conseguenze e la sua drammaticità che può essere evitata solo con
una austera resistenza, comprendendo che solo il Bene getta semi di speranza. E
oggi, mettendo al centro la figura del padre Abramo, la Parola ci invita a pensare
alla fede.
Paolo ci autorizza a chiamarlo
padre, anche noi che non siamo circoncisi e siamo come un innesto sull’olivo di
Israele. La fede ci rende suoi figli perché la circoncisione è solo il segno
esteriore, il suo fidarsi di Dio, sentirsi protetto nel palmo della sua mano
diventa il principio a cui anche noi possiamo ispirarci.
Mi sembra che siano almeno 3
le angolature da cui dare risonanza alla Parola ascoltata
1 la fede è la gioia di un’amicizia
a cui corrispondere.
L’uomo di fede, come Abramo, è
aperto ad una realtà altra, sula presenza di un Dio che tuttavia è il primo a
venirci incontro. E se le altre religioni sono lo sforzo dell’uomo di dare un
senso e una risposta alla nostalgia dell’Altro che l’uomo di sempre si porta
nel cuore, per la nostra fede c’è un dato in più: è l’adesione a un Dio che si
dà appuntamento con la sua creatura, bussa alla porta del suo cuore, per lui
lotta, scommette, promette giurando su di sé senza pretendere altro, in modo
del tutto unilaterale. Il vero miracolo, il punto di partenza imprescindibile,
non è tanto la fede dell’umo in Dio ma l’atteggiamento di dio che continua a
credere nell’uomo.
2 la fede è una finestra spalancata
al futuro.
Abramo crede, si affida a
questo Dio che gli parla in modo perentorio e autorevole, comunque pieno d’amore.
Eppure, alla fine della sua vita, Abramo vede la promessa di oggi realizzata
solo per metà. Potrà abbracciare Isacco ma la terra non la possiederà mai. Solo
un piccolo fazzoletto in cui ha potuto seppellire sua moglie Sara. Dunque, all’atto
pratico, credere a che serve? Non stringi nulla, forse ti prendono in giro perché
ti ostini a darti valori altri, porterai sul tuo volto per sempre i tratti del
perdente. È vero, la fede non serve a nulla…ma averla ti cambia tutto! chi crede
viene dal futuro, ha il respiro dell’eterno ecco perché appare spesso fuori
moda perché non è mai di moda! È troppo avanti! Ama la povertà perché Dio solo
gli basta, ama la semplicità perché è l’unica cosa che non ti spegne mai il
sorriso, ama l’essenzialità perché sa che nell’apparire non c’è mai la sostanza.
L’uomo di fede è così un rivoluzionario, uno che sa ribaltare la logica del
mondo e lo fa nel silenzio, e diventa roccia per molti, sorgente zampillante di
vita eterna.
3 la fede è sorella della
Speranza e della Carità
La carità è l’esito della
fede, talvolta è anche il principio. Comunque sia la storia di ognuno, l’una
non può stare senza l’altra. Chi ha fede cammina nella luce e sparge luce
attorno a sé. La fede ti modella a immagine di questo Dio che è solo Amore e
che tu vuoi ostinarti a rendere presente, con la tua povera immagine come un
riflesso, in mezzo a tutti quelli che qui e ora hanno bisogno di sentire il suo
abbraccio di Padre.
E infine vorrei concludere con
qualche appunto a margine per resistere nella fede
-
Non avere paura degli alti e dei bassi! Il cammino
della fede è sempre sinusoidale. Chi ti dà ali d’aquila a volte ti conduce nel
deserto per metterti alla prova. Ciò che conta, alla fine, è se hai tenuto la
tua mano nella sua di Buon Pastore.- Alimenta la tua fede ma nel modo giusto. La preghiera e i suoi appigli: i sacramenti, la Parola, l’adorazione e i giorni di ritiro.
- Chiediti spesso se hai imparato ad amare di più: il termometro della fede è la Carità
- Da solo non ce la farai! La Chiesa custodisce la tua fede e la sorregge quando vacilli. Questo mistero è grande, più della storia della comunità sempre segnata da luci e ombre.
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