domenica 5 luglio 2009

quinta dopo pentecoste

In queste Domeniche lasciamo che il nostro cuore attinga alla storia della salvezza per sentire anche sulla nostra vita la presenza di Dio e scorgere nelle vene della nostra storia le tracce del suo passaggio
La Parola di oggi: uno sguardo sintetico
L’Alleanza di Dio con Abramo e la sua discendenza
Il commento che Paolo fa di questa pagina: la giustificazione indipendente dalle opere alla luce delle diatribe in seno alla comunità cristiana. Non conta la circoncisione della carne ma quella del cuore, conta la fede. Per Abramo la circoncisione fu solo il segno di un’Alleanza stretta. Prima viene la sua fede e la sua adesione a quella Parola che Dio gli rivolge. La benedizione di Dio è per tutte le genti indipendentemente dall’appartenenza ad un popolo.
Cristo è la porta per accedere alla benedizione data ad Abramo: siamo chiamati ad innamorarci di Gesù e a fare di lui il segreto della nostra vita.

Alcuni spunti per approfondire
Anche noi, figli benedetti da Dio
«Non molto tempo fa, nella mia comunità, ho avuto un’autentica esperienza personale del potere di una vera benedizione. Poco tempo prima che ciò accadesse avevo iniziato una funzione di preghiere in una delle nostre cappelle. Janet, una handicappata della nostra comunità mi disse: “Henri, mi puoi benedire?”Io risposi alla sua richiesta in maniera automatica tracciando con il pollice il segno della croce sulla sua fronte. Invece di essere grata, lei protestò con veemenza: “no, questa non funziona. Voglio una vera benedizione!” Mi resi subito conto di come avevo risposto in modo formalistico alla sua richiesta e dissi: “Oh scusami…ti darò una vera benedizione quando saremo tutti insieme per la funzione”.Lei mi fece un cenno con un sorriso e io compresi che mi si richiedeva qualcosa di speciale. Dopo la funzione, quando circa una trentina di persone erano sedute in cerchio sul pavimento, io dissi: “Janet mi ha chiesto di darle una benedizione speciale. Lei sente di averne bisogno adesso”. Mentre stavo dicendo questo, non sapevo cosa Janet volesse veramente. Ma Janet non mi lasciò a lungo nel dubbio. Appena dissi “Janet mi ha chiesto di darle una benedizione speciale” lei si alzò e venne verso di me. Io indossavo un lungo abito bianco con ampie maniche che coprivano sia le mani che le braccia. Spontaneamente Janet mi cinse tra le sue braccia e pose la testa contro il mio petto. Senza pensare, la coprii con le mie maniche al punto da farla quasi sparire tra le pieghe del mio abito. Mentre ci tenevamo l’un l’altra io dissi: “Janet voglio che tu sappia che sei l’Amata Figlia di Dio. Sei preziosa agli occhi di Dio. Il tuo bel sorriso, la tua gentilezza verso gli altri della comunità e tutte le cose buone che fai, ci mostrano che bella creatura tu sei. So che in questi giorni ti senti un po’ giù e che c’è della tristezza nel tuo cuore, ma voglio ricordarti chi sei: sei una persona speciale, sei profondamente amata da Dio e da tutte le persone che sono qui con te.”. Appena dissi queste parole, Janet alzò la testa e mi guardò; il suo largo sorriso mi mostrò che aveva veramente sentito e ricevuto la benedizione. Quando Janet tornò al suo posto, un’altra donna handicappata alzò la mano e disse: “Anch’io voglio una benedizione”. Si alzò e, prima che mi rendessi conto, mise il suo viso contro il mio petto. Dopo che io le dissi parole di benedizione, molti altri handicappati vennero esprimendo lo stesso bisogno di essere benedetti. Ma il momento più toccante si verificò quando uno degli assistenti, un giovane di ventiquattro anni, alzò la mano e disse: “E io?” “Certo”, risposi. “Vieni”. Lui venne e quando ci trovammo di fronte, lo abbracciai e dissi: “John, è così bello che tu sia qui. Tu sei l’Amato Figlio di Dio. La tua presenza è una gioia per tutti noi. Quando le cose sono difficili e la vita è pesante, ricordati sempre che tu sei Amato di un amore infinito.” Pronunciate queste parole, egli mi guardò con le lacrime agli occhi e disse: “Grazie, grazie molte”. Quella sera compresi l’importanza della benedizione e dell’essere benedetto e l’ho intesa come il vero segno che contraddistingue l’amato. Le benedizioni che diamo gli uni gli altri sono espressione della benedizione che riposa su di noi da tutta l’eternità. (J.H. Nouwen, Sentirsi amati)
Sapere che anche noi siamo i figli benedetti ci dona le ali e ci fa sentire di fronte al nostro Dio come bambini che non devono avere paura di nulla. E poco importa delle ferite che ci portiamo nel cuore. Deve valere per noi la certezza dello sguardo pieno d’amore di Dio che è un papà buono e pieno di premure per ognuno di noi.
Credo sia importante sentire in noi la voce di Dio che ci benedice e ci apre l’orizzonte di una terra Promessa. Penso che sia importante che nella nostra comunità, aldilà delle tante parole sprecate per mille progetti, per mille dotte elucubrazioni pastorali, aldilà dell’atavica tendenza di parlarsi alle spalle e pugnalarsi sottolineando il punto debole gli uni degli altri, ci sia il coraggio di benedirsi con parole di amore autentiche che fanno sentire il potere della benedizione di Dio, di sentrisi amati proprio nelle ferite e nelle proprie zone d’ombra.
Ma la Parola di oggi ci pone di fronte anche la domanda sulla nostra fede. Credere è ben più che sapere dei principi. Credere è ben più che adesione formale a dei riti. Credere è ben più che dirsi cristiani. Credere è anzitutto un’esperienza d’amore con Gesù. Ci lasciamo amare da lui e lo amiamo a nostra volta alla follia e così veniamo sorpresi dalla sua luce.
E per questo mistero d’amore ci rapisce la voglia di essere come lui e incarnare, ognuno con la sua vocazione, ognuno con il bagaglio della sua vita, i tratti del Figlio.
Non abbiamo bisogno di cristiani di facciata ma di uomini e di donne rapiti dal Mistero di Cristo, fuori di sé per la gioia, tutti protesi a Dio, estatici, tutti protesi verso gli altri nella carità discreta di ogni giorno, estroversi.

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