domenica 20 dicembre 2009

VI di Avvento - divina maternità della beata Vergine Maria

Ci sono attimi nella vita in cui il tempo sembra fermarsi, ci sono delle decisioni che hanno il profumo dell’eternità, c’è un mistero che ci strappa dalla banalità dello scorrere inesorabile dei giorni: quando ci innamoriamo, quando mettiamo la nostra vita nelle mani di qualcun altro, quando troviamo il coraggio di dare forma ai nostri sogni. Penso che il sì di Maria assomigli un po’ a tutto questo. L’angelo entra nei suoi giorni, uno squarcio di eternità la sorprende mentre i suoi progetti di sposa si stavano realizzando; nessuna violenza però: la Grazia, quando interpella la nostra vita, non distrugge nulla, ma corona di felicità i nostri desideri. E il suo sì è uno slancio pieno di gioia per un Signore che si è rivelato ricco di Misericordia, buono, estremamente paradossale nello scegliere una creatura così piccola e così insignificante agli occhi del mondo per portare a compimento la sua Alleanza; il suo sì è il tendersi delle braccia come un bimbo verso la madre.
In quell’attimo in Maria si uniscono il cielo e la terra. Il cielo, prima di allora così distante, così carico di enigmatica problematicità, è ora aperto all’umanità, fino a toccarla, fino a fondersi assieme come all’orizzonte del mare. La terra, non è più abbandonata o devastata ma visitata. Dio ha deciso di farsi prossimo a noi, solidale con i nostri palpiti amico delle nostre ore dolci o pesanti. È uno di noi e cammina con noi.
Il cielo ha avuto bisogno del sì della terra, la terra senza il cielo sarebbe rimasta deserta e barcollante nelle tenebre.
Mi colpisce sempre questo rispetto per la libertà dell’uomo del nostro Dio. Dio pendeva dalle labbra di una ragazza di Nazareth, gli angeli e tutto il creato hanno trattenuto il respiro per quella parola che Maria con coraggio ha pronunciato. Dio si è fatto bambino, si è consegnato nelle mani di questa donna e del suo sposo. Ha avuto bisogno delle attenzioni e delle premure di una madre, da lei ha imparato a parlare, a scrivere, a camminare, a guardarsi attorno e a giudicare e agire con estrema bontà. Di un Dio così non possiamo che innamorarci! Si consegna, si ritrae perché sia vinta per sempre la paura dell’uomo di perderci, antica come il Giardino di Genesi, e noi, a partire da questo suo primo passo, possiamo aprirci a lui e iniziare a tessere una storia d’amore.
E così questa domenica già profuma di Natale, è come un anticipo della festa che è ormai prossima. Il Signore è davvero vicino e non solo in senso cronologico, ci sta accanto, pianta i paletti della sua tenda fra di noi. E beati gli occhi che riescono a riconoscerlo: cambia tutto se è così!
Penso che la sosta di questa domenica ci aiuti ad allungare lo sguardo oltre il contingente, stimoli la nostra capacità contemplativa, ci aiuti a immergerci nel mare caldo dell’amore di Dio. E poi ci consegna alcuni tratti spirituali che non possiamo non fare nostri.
Anzitutto viviamo la consapevolezza che Dio per compiere il suo sogno ha deciso di avere bisogno del nostro sì! Ogni sì che diciamo è una possibilità perché il Regno si faccia realtà, ogni no è una porta sbattuta che non si aprirà mai più. Nel nostro quotidiano, che non è molto diverso da quello di Maria, fatto di sogni e di paure, di slanci e di perplessità, fatto di mille e più cose ordinarie, il Signore ci chiama a compiere la sua volontà proprio nell’obbedienza alla nostra vocazione, con una cura premurosa dei particolari che non sono poi così irrilevanti. E in questa obbedienza molti sapranno che Dio è con noi, saremo contagiosi di beatitudine.
E poi ancora l’evidenza che il cielo e la terra in Gesù hanno stretto pace e alleanza ci insegna a guardare il mondo con meno paura e con più speranza. Ho come l’impressione che ci sia una sorta di sfiducia nell’altro, nei nostri giovani, in chi arriva nelle nostre città per la prima volta, in chi ci sta accanto e ci arrocchiamo in nome di chissà quale privilegio da difendere trovando sempre nel cuore un motivo per essere depressi e arrabbiati. E così dimentichiamo che anche qui e ora Dio non ha smesso di camminare con noi e guarda con fiducia ad ognuno. Come sarebbe bello se ognuno uscisse di qui con questa certezza e iniziassimo a guardare con estrema tenerezza la nostra città, faremmo forse il regalo più gradito a tutti.

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