sabato 20 febbraio 2010

prima di quaresima

un’immagine e un piccolo dizionario
Quaresima, un itinerario che va dalla testa ai piedi, dice don Tonino Bello in una delle sue riflessioni. La Quaresima in effetti inizia con la cenere sul capo e termina con l’acqua sui piedi alla sera del giovedì santo: un segno penitenziale e uno di servizio. Dalla testa ai piedi è un itinerario apparentemente più corto di due metri ma che in realtà è una parabola di una conversione non indifferente che ogni anno ci viene ricordata: il cammino cristiano è sempre un partire dalla propria pochezza e insufficienza per poi, raccolti nell’abbraccio della Pasqua, decidere di essere in tutto come Gesù, anche noi capaci di carità autentica.
Buon cammino a tutti! L’augurio è per ognuno di partire dalla propria testa, di scegliere in tutta libertà di rimetterci alla scuola di Cristo, per poi arrivare ai piedi di qualcun altro, fratello o sorella, che attende il nostro servizio per poter rinascere.
Vorrei ora sfogliare con voi un piccolissimo dizionario dei termini più importanti della Quaresima o, se preferite la metafora del viaggio, una guida per non rimanere disorientati dalle molte suggestioni.
digiuno e penitenza, ovvero l’educazione della libertà. Sono 2 parole assolutamente fuori moda, sembrano un retaggio dei tempi passati quando tutto attorno a noi, e dunque in noi, parlava cristiano. Mi piace invece la temerarietà della Chiesa, che con una pazienza millenaria, non smette di raccomandarne la pratica. Digiuno e penitenza sono privarsi di un qualcosa per correggere qualche cattiva abitudine, qualche tendenza che ci allontana dalla logica del Vangelo; è come rimettere il piede sul freno di una macchina troppo accelerata di cui rischiamo di perdere il controllo; è riprendere con coraggio in mano il destino della propria vita e non permettere che altri o altro rispetto a noi la vivano al nostro posto. La regola di astenersi da qualche cibo il venerdì è solo un’indicazione perchè poi ognuno aggiunga la sua penitenza: ripensando alla propria vita, che cosa ha ingabbiato la nostra libertà che si era decisa per Gesù? E così qualcuno potrà scegliere uno spazio preciso e un tempo più disteso per la preghiera, qualcun’altro dovrà fare i conti nel regolare meglio il tempo; altri dovranno lavorare sul linguaggio sapendo che la lingua uccide più della spada mentre altri ancora dovranno interrogarsi sul proprio rapporto con le ricchezze (cf. il Discorso della Montagna, Mt 5,1 ss.).
Memoria battesimale: questa parola ricorre soprattutto nella nostra liturgia ambrosiana che ricalca l’itinerario che i catecumeni dovevano affrontare nell’ultimo tratto che li separava dalla celebrazione del Battesimo. Ricordare è esercitarsi nella gratitudine per la Grazia che ci precede: noi siamo figli di Dio innanzitutto e nonostante tutto, il resto è non sciupare la nostra chiamata alla santità. In questa prospettiva si capisce allora perchè il peccato è un’occasione persa, un perdere posizione, un vero e proprio peccato, appunto!
Purificazione: di domenica in domenica la quaresima ci farà passare attraverso il fuoco della Parola del Vangelo di Giovanni, per riordinare la memoria, le azioni, lo sguardo, le paure e le relazioni. Il Signore ci chiede l’autenticità, quaresima è bandire le mezze misure. Sicuramente in almeno uno di questi aspetti, dobbiamo lasciare alla Grazia di rimodellarci.
Sproporzione, quella che ci sorprenderà alla fine di questi 40 giorni fra noi e Gesù che si è consegnato per amore nostro e ci ha amati sino alla fine. Non sapremo mai emergere con le nostre opere, le nostre capacità: il cristiano è uno che si lascia sommergere dalla tenerezza di Dio.
La Liturgia di oggi però ci ricorda che la condizione per fare quaresima sta nel voler entrare nel deserto, metafora di cammino, certo anche di fatica, ma soprattutto di un nuovo tempo di amore per il nostro Dio. Ma tutto dipende dal nostro sì. E ancora siamo chiamati a scegliere di convertire la nostra direzione incerta sulla bussola delle stesse scelte di Gesù. Il Pane è segno della ricchezza e dell’immediatezza: Gesù sceglie la fede e l’ascolto della Parola, oppone a quella logica il suo rapporto con il Padre. La povertà è il segno evidente che nella vita basta Dio e i doni che lui fa, contro ogni ansia, contro ogni fame. Gettarsi dal Pinnacolo del Tempio è la tentazione dell’apparire, del successo, di misurare ogni azione con i parametri degli applausometri o dell’audience, è smarrire, alla lunga la propria libertà e diventare, in nome della popolarità, ricattabili. Gesù sceglie la semplicità. Non vorrà trattenere nemmeno uno dei suoi discepoli con numeri di magia strabilianti ma vorrà conquistarli con la sola forza dell’amore. E infine ecco comparire la tentazione del potere, la più insidiosa, la più attraente perchè quasi convince l’idea che solo il dominio potrà cambiare il mondo. Gesù sceglie il servizio e di sprofondare povero fra i poveri convinto che le cose si possono cambiare solo dal di dentro. E noi in cosa dobbiamo orientarci meglio, a cosa dobbiamo voltare le spalle per fare nostra la strada di Gesù?

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