Domenica scorsa ci eravamo soffermati sulla questione della nostra libertà che è l’azzardo su cui Dio continua a scommettere nella sua partita con noi. Lui vuole provare il brivido di un dialogo con la sua creatura e la chiama non ad essere schiacciata, annientata dalla sua presenza, ma piuttosto a stare a fronte alta, in piedi, sempre sul crinale di scegliere se amare oppure chiudersi su se stessa.E oggi lo sguardo si allarga nel racconto complesso, anche se noto, di Genesi dalla storia di peccato del primo uomo alla storia dell’umanità intera: tutti hanno peccato e il mondo è diventato un covo di violenza. Vorrei soffermarmi con voi su alcuni spunti che ci consegna questa pagina. Anzitutto circa la dimensione sociale del peccato. Il male avviene quasi per contagio. Da uno si allarga agli altri e la responsabilità dei singoli sembra quasi perdersi in un oceano di tenebra tanto che alla fine non si riconosce più il punto di partenza e i contorni delle vicende e delle scelte di ognuno si fanno sfumati in quelli degli altri. Quando scegli il male, quando dai spazio in te alla violenza, all’orgoglio, quando si afferma la logica del potere come parametro assoluto di realizzazione è come se si gettasse dell’acqua sporca dentro al pozzo a cui tutto il villaggio attinge, è come se si decidesse, in piena notte, di spegnere una ad una le piccole luci che siamo noi e così tutti sprofondano nel buio. La storia dell’umanità Dio l’ha pensata non come un’avventura di persone sole ma piuttosto come una cordata dove o ci si salva tutti insieme o si è destinati a cadere tutti nel vuoto. Non posso mai dire che è affare mio il mio peccato perché, in piccola o larga misura, va a ferire il volto dell’intera comunità. Non possiamo farci da parte, non possiamo additare sempre l’altro, non possiamo dire che non c’entriamo nulla, non possiamo sempre giustificarci: c’è parte della nostra responsabilità nelle ingiustizie che schiacciano i deboli, nella povertà che affama più della metà degli uomini, nella solitudine dei nostri anziani, nella precarietà di vita delle nuove generazioni, fosse almeno per le nostre omissioni o per il nostro alzare un muro impenetrabile di indifferenza. Dio di fronte a tutto questo decide in un primo tempo di distruggere tutto e tutti ma poi posa lo sguardo su Noè e la sua famiglia, l’unica a distinguersi per ineccepibilità, ammissione che al male dell’altro si può resistere. Il nostro è un Dio acceso di passioni forti, un Dio che sa infiammarsi e prende posizione ma allo stesso tempo non gli sfugge nemmeno il più piccolo germoglio di bene che vede comparire nel cuore anche di un uomo solo. E l’umanità può davvero rinascere dall’impegno di Noè e dall’alleanza che Dio stringe con lui. Nella sua arca c’è l’abbozzo di una nuova storia possibile in cui si può galleggiare sulla tempesta del mondo e scivolare veloci verso un orizzonte nuovo di pace. E così come ognuno partecipa al male dell’umanità con il suo peccato e lo ingrandisce, è anche vero che con le nostre scelte di bene, con l’ostinata tendenza a resistere nella nostra scelta di amare, di essere aperti all’altro, di assumerci la nostra parte di responsabilità per costruire un mondo più bello, di dare vita a chi vacilla noi portiamo alla luce il fiume sotterraneo della storia della Salvezza. A Dio non sono nascoste le nostre piccole scelte di bene e nelle sue mani si moltiplicano a dismisura. A volte può assalirci lo sgomento perché il nostro bene sembrerebbe piccola cosa e quasi inutile, la paura di essere rimasti soli…davvero il nostro amore è come una goccia in un oceano ma l’oceano è fatto di gocce e se mancasse proprio la nostra sarebbe un po’ più povero! Come sarebbe bello se la nostra comunità fosse come quest’arca, non chiusa ma aperta a chi vuole trovare salvezza, uno stile alternativo a quello del mondo e se qui si custodissero come beni preziosi le scelte di amore di ogni fratello. Come sarebbe bello se qui trovasse posto chi vuole apprendere la grammatica dell’amore che è fatta di accoglienza, di rispetto, di apertura, di un interessarsi sincero alla vita dell’altro, di passioni forti per la giustizia e il bene comune dove i diversi convivono e dove la gioia si moltiplica e il dolore sii dimezza se condivisi.
E infine due accenni soltanto alla lettura di Paolo e del Vangelo che fanno eco a Genesi. Paolo ci affida un criterio di discernimento alquanto preciso per comprendere se stiamo camminando nella luce dello Spirito oppure nelle tenebre del peccato: dobbiamo avere il coraggio di metterci seriamente in ascolto di noi stessi per capire cosa si agita nel nostro cuore e poi avere il coraggio di scelte radicali per fare spazio alla forza del Vangelo che pretende di farsi carne nelle scelte di ogni giorno. Ora stiamo per ricevere lo Spirito, proprio qui e in questa celebrazione: le porte di questa chiesa che si apriranno sul nostro quotidiano ci devono restituire diversi in qualcosa altrimenti venire a messa è solo un esercizio sterile.
E infine Gesù ci dona la bussola per orientare la nostra vita al bene: salvare la vita, come Noè sull’arca, è trovare il coraggio di perderla ogni giorno, è trovare il coraggio di non trattenere nulla, di vivere in pura perdita di noi stessi per amore, di perdere tempo per chi siamo chiamati ad amare che non è mai tempo perso.
E infine due accenni soltanto alla lettura di Paolo e del Vangelo che fanno eco a Genesi. Paolo ci affida un criterio di discernimento alquanto preciso per comprendere se stiamo camminando nella luce dello Spirito oppure nelle tenebre del peccato: dobbiamo avere il coraggio di metterci seriamente in ascolto di noi stessi per capire cosa si agita nel nostro cuore e poi avere il coraggio di scelte radicali per fare spazio alla forza del Vangelo che pretende di farsi carne nelle scelte di ogni giorno. Ora stiamo per ricevere lo Spirito, proprio qui e in questa celebrazione: le porte di questa chiesa che si apriranno sul nostro quotidiano ci devono restituire diversi in qualcosa altrimenti venire a messa è solo un esercizio sterile.
E infine Gesù ci dona la bussola per orientare la nostra vita al bene: salvare la vita, come Noè sull’arca, è trovare il coraggio di perderla ogni giorno, è trovare il coraggio di non trattenere nulla, di vivere in pura perdita di noi stessi per amore, di perdere tempo per chi siamo chiamati ad amare che non è mai tempo perso.
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