domenica 6 novembre 2011

Cristo re dell'universo

Il contesto in cui nacque questa festa…

Era l’epoca dei totalitarismi: uomini dotati di grande carisma, di indubbia capacità demagogica e forti di quello che oggi definiamo populismo, che altro non è che la delega su tutto a uno solo da parte delle masse, stringevano fra le mani le sorti della storia. Il loro era un potere in apparenza destinato a non tramontare, sorretti dall’ideologia di questo o quel colore politico, affermato con la violenza quando occorreva. Contrapposta stava la sapienza di un Papa che proprio non sospese mai il suo giudizio e mai si tirò indietro nell’esprimere la sua critica, Pio XI,  e con lui della Chiesa. Forse sembrava azzardato, controcorrente, sicuramente imbarazzante ma, proprio perché la speranza va annunciata contro ogni speranza, era necessario dire che Cristo era l’unico vero re con tutta la sua paradossalità fatta di vita che si fa servizio, amore che si spende per tutti gli ultimi della terra fino a scegliere di nascondersi fra di loro, di gioia raccolta nella povertà, di beatitudine vissuta nella quotidianità, di denuncia fino a pagare con la morte di ogni ingiustizia che ferisce la dignità dell’uomo. A distanza di anni da quell’epoca così tragica possiamo solo riconoscere il valore profetico di un’intuizione che si è fatto insegnamento nella scuola popolare che è la Liturgia.

…e la sua attualità

Di tempo ne è passato molto, siamo in uno scorcio di storia dove, per tanti motivi culturali, è difficile pensare che possano riaffermarsi quei totalitarismi ma credo sia terribilmente attuale dire la scomoda verità di Cristo contro quei poteri definiti forti, come una certa politica o economia, oppure occulti, nascosti come la criminalità e la mafia, che ancora si oppongono come sistema all’uomo e alla sua vocazione ad essere felice, libero, appagato, aperto al futuro e perciò anche al Dio della vita. Celebrare Cristo re è occasione per salire all’opposizione e gridare che non è giusta un’economia che affama oltre i 3/4 dell’umanità; i credenti devono dire qualcosa contro chi difende allo stremo un modello capitalistico basato sul consumismo per cui essere coincide con l’apparire; che sono sacrosanti i diritti di chi pretende una vita dignitosa per un lavoro, una casa, per progettare il futuro; bisogna denunciare nel nome del Vangelo che una politica che ha perso di mira il servizio del bene comune e continua a raggomitolarsi per difendere i propri privilegi sta affondando le speranze di tanti uomini e donne di buona volontà; dobbiamo spaccare il muro di diffidenza e di indifferenza e riappropriarci del nostro dovere e diritto di educare i nostri giovani soprattutto quelli più fragili che qui, proprio nel nostro quartiere, sono vittime della droga che li fa schiavi, brucia a poco a poco i loro sogni e li rende ostaggio della malavita. È altamente pericoloso celebrare questa festa…ci chiede uno sforzo di coerenza non indifferente!

Gli spunti che ci offrono le letture

Un Dio che è Signore ma non si lascia imprigionare dagli schemi del Tempio, nella rigidità delle leggi del culto. Lui preferisce stare in mezzo alla sua gente, abitare accanto al povero come un povero e un pellegrino che sta sotto una tenda. Questo re non si lascia imbrigliare negli stereotipi o nei moduli già mille volte battuti; non si lascia adulare facilmente o tirare dalla parte di chi ha interessi da difendere. È estremamente libero. E poi vuole profumare di popolo, piangere le lacrime della sua gente, sorridere per la loro gioia, lottare sempre dalla lor parte sia quando c’è da denunciare il male sia quando c’è da sostenere come una pianticella smorta la speranza.

Un Dio che ha un regno altro di cui noi siamo fatti cittadini. Se ti sai di questo Dio, di più, se te ne innamori alla follia, non puoi che fare tue le sue scelte e la sua prospettiva.  Viene alla mente quella pagina della lettera a Diogneto in cui si dice che “i cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari, né usano di un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere di vita…Abitano in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera…Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono superiori alle leggi…In una parola i cristiani sono nel mondo quello che è l'anima nel corpo.”

Un re che è verità che si contrappone a tutto ciò che è menzogna in uno scorcio in cui le tenebre stanno avendo il sopravvento, in cui la menzogna si è impadronita della storia. Cosa significa avere una verità: credo sia non smarrire la strada che Gesù ha tracciato, non svenderla, costi quel che costi, la certezza cioè che la vita ha valore solo se donata, spesa per il bene di un altro, solo se vissuta  a mani aperte senza trattenere nulla per sé!   

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