1 Due
domeniche perché la quaresima non ci trovi impreparati.
Siamo ormai prossimi al
termine di questo tempo dopo l’Epifania inserito nel ciclo del mistero dell’incarnazione:
oggi e domenica prossima sono dette “penultima” e “ultima” domenica dopo l’Epifania.
La nostra Liturgia ambrosiana pone in esse come tema centrale la Misericordia di Dio, la sua clemenza e il perdono.
E tutto questo per prepararci al tempo di Quaresima. Mi piace questo segnare il
tempo giocando in anticipo, quasi che la Quaresima non ci trovi impreparati se è vero che, assieme all’Avvento, è il
tempo forte per eccellenza! Ma ancora di più mi piace questo accento posto sull’identità
di un Dio che è perdono e che, con il suo amore di Padre, ci modella, ci attrae
a sé, ci cambia per davvero, ci muove
alla conversione. Quaresima sarà il
tempo in cui la nostra libertà deve esercitarsi nella conversione per lottare
contro tutte quegli atteggiamenti diventati abitudine che rischiano di farci
smarrire, nell’affanno dei nostri giorni, la nostra identità di figli, di sale e luce per il mondo. Ma il presupposto per ogni esercizio
ascetico è sempre questo amore irresistibile. Per noi cristiani prima di
tutto non sta il nostro sforzo di volontà, non stanno le nostre corse in
avanti, non sta l’imperativo alla santità. Ciò
che ci precede sempre è la Grazia, è un amore che si fa dono di sé fino a
dare la vita per attrarci. Dio sa che finché non sentiremo bruciare sulla
nostra pelle il suo amore non ci lasceremo scalfire nel profondo. Per noi,
prima di una nostra qualsiasi azione, sta la
passività di accogliere a mani aperte il suo dono di amore, la sua
tenerezza sconfinata e non devi fare nulla per meritartela. Ma in fondo è
sempre così: se vuoi davvero cambiare qualcuno amalo, e amalo quando meno se lo
merita. Sarà allora che, sorpreso, inizierà a chiedersi il senso di questo
amore gratuito e come può corrispondere.
2 Il tema del
perdono: questione cruciale per comprendere la nostra identità cristiana.
Davvero credo cruciale ed
essenziale la questione del perdono per comprendere la nostra fede. Se non hai
mai sperimentato cosa significa essere
perdonato, se non ti sei mai trovato fra le mani il dono di un amore così
sproporzionato rispetto alle tue attese, se non hai mai capito cosa significa
essere amato non nonostante i tuoi limiti, ma proprio per questi, amato per
quello che sei e non per come devi apparire, credo che difficilmente riuscirai
a comprendere l’identità di questo nostro Dio. E continuerai a pensarlo Giudice
freddo, burattinaio distante, moralizzatore dei costumi, inopportuna offerta di
una verità inconciliabile con la tua vita, forse lo considererai padre ma un po’
padrone, a cui devi strappare con i tuoi meriti il suo affetto. Il perdono lo
senti quando ti stai perdendo nelle tue
ombre e si accende una luce che rischiara te e il mondo attorno a te, quando riesci a fare pace con la tua
identità ferita perché ti scopri amato e preso per mano, il perdono ti
sorprende ed assomiglia ad una mano che
ti guarisce, che ti dà gioia, che ti
schioda dal tuo passato, che ti mette in piedi e ti restituisce alla
strada. Il perdono è ciò che più di ogni altra cosa ci avvicina a Dio, proprio
come un nodo che lega due parti di una corsa tagliata a metà dal nostro errore.
Più nodi ci sono e più i due estremi si avvicinano.
3 Il brano di Vangelo di oggi. Una profonda padronanza di sé, segno di una scelta maturata e presa in tutta libertà: Gesù è il Dio misericordioso.
Credo che, contestualizzando il più possibile questo brano, ci possiamo rendere conto del possibile imbarazzo in cui Gesù avrebbe potuto trovarsi. Era a tavola con gente seria, colta, profondamente religiosa. Forse il discorso si era già fatto intenso e alto quando entra questa donna, una i cui sbagli erano di dominio pubblico, che si accovaccia proprio ai piedi dell’ospite d’onore iniziando a piangere e a dare affetto per ricevere amore e perdono. Eppure il Maestro di Nazareth non si smuove, forse solo un pizzico di rossore sul viso, ma con una ferma padronanza di sé, un silenzioso assenso che corrisponde a quanto questa donna gli sta chiedendo che dice la scelta non di sembrare Dio ma di esserlo nella Misericordia, nella scelta di stare accanto a chi ha il cuore ferito e fasciarlo con tenerezza. Lei è muta in tutta questo racconto ma sarebbe bello chiederle dove mai abbia trovato il coraggio di fare questo: forse solo nel disperato bisogno di essere amata e di rivoluzionare il giudizio che le avevano dato proprio in nome di Dio. Contrapposto a questo minuetto silenzioso, il giudizio severo di Simone contrappone all’amore la Legge, alla riconciliazione la sanzione, all’accoglienza la giustizia. In lui prevale un’idea di Dio troppo umana, troppo relegata ai nostri schemi di azione-reazione. Ma Dio è oltre e ci supera spalancando le braccia anche a chi noi non pensiamo lo meriti suscitando anche in noi, giusti, molto spesso rabbia o comunque perplessità.
Ma c’è una questione…
Ma c’è una questione che il brano di Vangelo non risolve, lascia nell’ambiguità, scatenando nei biblisti le più opposte reazioni interpretative: è l’amore della donna che muove Dio al perdono o è il perdono di Dio che muove la donna ad un amore più grande per lui? Io penso che la domanda posta così non possa trovare una soluzione. È l’esperienza che dice che le cose possono benissimo stare assieme, una è causa e conseguenza dell’altra. Chi si sa perdonato si sente attratto all’amore e amerà ancora di più. Chi ama sa di poter contare sempre sul perdono dell’altro e lo ottiene senza condizioni. Ma di questo abbiamo già parlato. Dicevamo prima che questa attitudine al perdono da parte di Dio ci mette a tratti un po’ di stizza. Del resto siamo abituati a schierarci sempre dalla parte dei giusti che sono sazi di tutto! ma se solo facessimo lo sforzo di sentirci per qualche volta anche noi figli minori scappati di casa, pecorelle che sono uscite dal recinto, potenziali peccatori se solo quelle ombre dentro di noi potessero dilagare e se iniziassimo a sentire che Dio vuole proprio entrare in queste zone d’ombra per amarci e non per condannarci, allora cambierebbe tutto. E ci sentiremmo peccatori in conversione, felici di un amore su cui poter sempre scommettere
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