domenica 21 ottobre 2012

dedicazione del Duomo di Milano

Questa è la terza tappa che fa da cerniera da un tema all’altro nel lezionario ambrosiano nel tempo dopo Pentecoste. Dalla Pentecoste al Martirio del Battista: abbiamo fatto sosta su alcune storie che ci hanno raccontato la fedeltà di un Dio che ancora oggi, in noi come in quegli uomini, cerca alleati per costruire il suo Regno. Dal Martirio del Battista alla festa di oggi l’obiettivo si è fissato su Gesù come la stella polare, il fine e il centro della rivelazione; in lui trova senso anche la nostra attesa di felicità; in lui l’ansia di infinito ed eterno trova riposo; vivere a sua immagine, fare cioè dell’amore la cifra unica di ogni nostra scelta, significa non sprecare nella banalità i nostri giorni. E da oggi si apre la riflessione sulla Chiesa, segno, certo non unico, al presente della storia della salvezza, luogo dove si dà l’incontro con una Parola capace di dare forma alle nostre scelte più vere, casa dove lasciarsi modellare dal Segno della Pasqua di Gesù, recinto da oltrepassare per diventare missionari sulle strade del mondo.

Come in ogni cantiere c’è un prefabbricato dove i geometri e gli ingegneri assieme ai capomastri custodiscono i disegni originari della loro opera, così questa festa ci mette fra le mani il sogno di Dio per la sua Chiesa, per la nostra comunità. Ho pensato a 3 tratti irrinunciabili, a 3 architravi su cui deve poggiare la nostra vita comune.

1 quest’oggi noi facciamo festa per la realtà di una Chiesa incarnata in una storia e in un tempo ben precisi, di una Chiesa che assume il volto di una Cattedrale, il duomo. Se Chiesa è realtà universale, legame di uomini e di donne diversi e, se pur lontanissimi, uniti da Gesù, l’unico Buon Pastore, confermati nella fede da Pietro; se Chiesa è quella trama fittissima di storie di santità e di peccato, la cui complessità è conosciuta da Dio, Chiesa è anche quella particolare, quella comunità che dimora sulle nostre strade, è realtà appoggiata alle nostre case, è dimora che sento vicino alla mia vita; è la Chiesa che profuma di popolo e che a volte ci fa dire che è l’unica credibile perché resiste negli ideali del Vangelo e non abbassa la testa e non asseconda le logiche del potere e della ricchezza e dell’apparire; è la Chiesa della periferia con tutto il suo potenziale di creatività, fucina di una primavera nuova che il vertice non può ancora vedere o che, a volte colpevolmente, non vuole ascoltare; è la Chiesa del mio quartiere con volti precisissimi che a volte ci commuovono per la loro bellezza e a volte ci deprimono per la loro meschinità. Ma in questa trama di seconda mano passa Dio e le sue orme rimangono indelebili. Proprio nella vita di questa Chiesa marginale Dio ha deciso di mettere i paletti della sua tenda, proprio qui e ora io lo posso incontrare e afferro quel testimone di fede che altri mi hanno consegnato fra le mani e che io devo trasmettere alle nuove generazioni se non voglio tradire la mia storia.

2 Nel brano di Vangelo di Giovanni ritrovo il secondo architrave. Si è Chiesa non semplicemente per un’esigenza di aggregazione, anche se per molti di noi tutto è iniziato così: presto o tardi ci scontreremmo con i nostri limiti e ben presto la comunione si infrangerebbe. Non si è nemmeno Chiesa, paradossalmente, per volere bene al mondo, per amare i poveri o per abbracciare un ideale di un mondo diverso, un’utopia rivoluzionaria: troppo presto rimarremmo feriti da una frustrazione immensa di fronte al male che sembra sempre avere l’ultima parola e che disordina le cose; a nostri fratelli se noi portassimo noi stessi offriremmo solo, nella brocca per lavare i loro piedi, acqua fredda. Si è Chiesa perché c’è Gesù che ci raccoglie, solo perché c’è una relazione sostanziale con lui, solo perché lui passa nella nostra vita e ci chiama per nome, non si ferma di fronte ai nostri limiti, non fa conto delle tenebre che abitano nel nostro cuore perché lui è luce, non cerca in noi la perfezione per amarci ma ci riveste di Grazia perché noi valiamo ai suoi occhi per quello che siamo. E poi ci restituisce a dei fratelli che hanno già condiviso o che stanno per condividere la stessa identica condizione, uomini e donne che sanno di essere raccolti e salvati per Grazia e che non vantano alcun merito e per questo smascherati, liberi, pronti al perdono e non al giudizio. Le pecore ascoltano la voce di Gesù, si lasciano conoscere da lui e lo seguono. Sono i tre verbi costitutivi dell’essere Chiesa.

3 Paolo nella sua prima lettera ai corinti ribadisce con molta forza che è stato Dio a costruire, anche attraverso le sue mani e in comunione con altri, quella comunità. Ognuno dei credenti, in quanto uomo, salvato per Grazia, è tempio di Dio. Restare con Gesù, essere con lui, dare spazio a lui nella nostra vita ad un certo punto ti mette nella condizione di lottare perché ad ogni fratello sia riconosciuta la sua dignità di uomo. La Chiesa non è una comunione autoreferenziale, non puoi rinchiuderti in un benessere psichico e fingere di assecondare il Vangelo voltando le spalle al mondo. Appena fai tappa con Gesù si spalanca immediatamente l’orizzonte della strada. La Chiesa o è missionaria, o lotta perché la mia felicità sia compartecipata anche da altri, in particolare i piccoli, o presto esaurisce nelle sue mani il dono della fede che ha ricevuto.

Nessun commento:

Posta un commento