Questa sera solo le pagine bibliche e l’austerità del rito avrebbero diritto di parola, non altro. Per il resto dovremmo abitare il silenzio.
Mi permetto di dare libertà ad alcuni pensieri come una condivisione sussurrata, come il tentativo di raccogliere in unità la mente e il cuore, una parentesi che, se utile, potrebbe accompagnare la nostra preghiera personale.
1 Gesù è morto. Non muore, sta morto. È l’assenza totale dell’azione, della parola, del pensiero. Il suo corpo viene raccolto in fretta ai piedi della croce e posto nel sepolcro senza nemmeno gli onori che si attribuiscono ai defunti. Porta i segni di una morte violenta, arrivata come una grazia al colmo di una sofferenza straziante.
Amo credere in un Dio così. Non il Dio eclatante, dell’apparire, del potere urlato: sarebbe troppo lontano da me e io mi sentirei così solo, potrei rinfacciargli il dramma della mia morte e della sofferenza di ogni uomo. Amo questo Dio che condivide con l’uomo l’attimo più misterioso in cui saremo davvero soli, il Dio che varca l’ultima soglia proprio come ogni uomo. Amo questo Dio che ha vissuto così la morte, come una dichiarazione d’amore, come la possibilità di perdono offerto, come luce che trasforma dal di dentro il buio e il Male e mi insegna che la morte può essere dono ultimo e definitivo di sé per qualcuno che ami.
2 Da questa sera si apre il giorno del silenzio di Dio. È il sabato santo. La Chiesa sa che il suo Signore è risorto. Però sembra, come in un gioco, voglia abitare l’idea che sia davvero assente. Mi piace pensare a questo come alla mano tesa della comunità dei credenti ai fratelli che non credono o, forse meglio ancora, come alla mano tesa a chi fatica a credere in Dio e fra questi ci siamo anche noi. C’è tanta contraddizione nella mia anima, un profondo anelito a Dio, così profondo da far male, una sofferenza continua – e con ciò il sentimento di non essere voluta da Dio, respinta, vuota, senza fede, senza amore, senza zelo… Il cielo non significa niente per me, mi appare un luogo vuoto così scrive madre Teresa di sé e penso possa interpretare il nostro cuore in molti momenti della nostra vita. Se la nostra fede vacilla davanti al nostro dolore, alle nostre domande di senso più vere, al male che sembra danzare senza tregua sulle strade del mondo non siamo cacciati fuori, ma troviamo posto in questa Chiesa. E così ogni giorno possiamo sentire il brivido dell’ateismo senza spaventarci. La fede è un dono che va accolto ma deve essere sostenuto con la scelta di affidarci alla Parola di chi ci ha preceduto ma non può prescindere dal dialogo con la parte non credente di noi stessi.
3 La tradizione, soprattutto quella orientale meno incline ai pensieri che ci siamo detti fin d’ora, che fatica cioè a vedere l’inermità del Cristo, dice che Gesù oggi è sceso agli inferi e ha liberato uno ad uno i giusti dell’antica Alleanza. Penso che sia bello sentire che la sua morte non è solo condivisione della nostra natura ma anche liberazione. Non c’è punto così basso in cui siamo caduti, non c’è inferno così profondo in cui siamo scesi o ci siamo cacciati che non possiamo essere raggiunti e raccolti dalla Grazia di Dio.
4 E infine,nelle letture ascoltate, in particolare nel testo di Daniele; dalla presenza di quelle donne davanti al sepolcro che poi sentiranno per prime l’annuncio degli angeli già ora avvertiamo il vento di una nuova primavera che presto farà rotolare via per sempre il macigno dal sepolcro, il vento della Risurrezione. Perché un uomo che muore così, che si fa vita spezzata, offerta, donata non può restare nel sepolcro. Dio non può restare in silenzio ma pronuncerà il suo sì. E allora anche nelle nostre morti se vissute con amore, nella nostra obbedienza ad un quotidiano che ci estenua e se vissuto come una croce, se anche noi cerchiamo di essere luce nelle tenebre che ci circondano, se sprechiamo la nostra vita senza trattenere nulla, possiamo sentire il vento della stessa primavera. Perché il seme caduto in terra deve morire per dare frutto, perché è quando ti doni che allora ricevi la vita.
Nessun commento:
Posta un commento