sabato 22 settembre 2012

4 dopo il Martirio del Battista

Un uomo si era perduto nel deserto e si trascinava da due giorni sulla sabbia infuocata. Era ormai giunto allo stremo delle forze. Improvvisamente vide davanti a sé un mercante di cravatte. Non aveva con sé nient’altro: solo cravatte. E cercò subito di venderne una al pover’uomo, che stava morendo di sete. Con la lingua impastoiata e la gola riarsa, l’uomo gli diede del pazzo: si vende una cravatta a uno che muore di sete? Il mercante alzò le spalle e continuò il suo cammino nel deserto. Alla sera, il viaggiatore assetato, che strisciava ormai sulla sabbia, alzò la testa  e rimase allibito: Era nel piazzale di un lussuoso ristorante, con il parcheggio pieno d’automobili! Una costruzione grandiosa, assolutamente solitaria, in pieno deserto. L’uomo si arrampicò a fatica fino alla porta e, sul punto di svenire, gemette: “Da bere, per pietà!”. “Desolato, signore… – rispose il compitissimo portiere – Qui non si può entrare senza cravatta…”.
Mi piace sottolineare il brano di Vangelo appena ascoltato con questa piccola storia…c’è una quotidianità che non va disprezzata, anche se sembra assurda o paradossale. Ma su questo avremo modo di soffermarci più avanti.

Il lezionario di questo periodo, inaugurato dopo Pentecoste, ci ha fatto percorrere la storia della salvezza e, dopo la festa del Martirio del Battista, ci sta facendo sostare sul Mistero di Gesù come l’enigma di tutta la storia dell’uomo, vero e proprio centro, cuore pulsante, stella polare attorno a cui ruota e acquista senso ogni parola d’amore di Dio per il suo popolo.
Ma questa Parola chiede di incarnarsi, di diventare il respiro dei nostri giorni. E allora lasciamoci mettere con le spalle al muro dall’unica domanda che conta: chi è Gesù per te? Forse solo un nome, forse un’idea, un’utopia, un richiamo morale…forse un Dio da piegare alle tue domande, comunque troppo lontano, troppo distante, troppo diverso. Domenica scorsa Gesù, di fronte alla domanda di Nicodemo che voleva comprendere qualcosa di più di lui, non ha dato risposte convenzionali - del resto non si è mai lasciato imbrigliare nell’aridità di uno stretto confine concettuale, anche se religioso - e ha capovolto i termini della questione: chi sei tu? cosa cerchi? cosa si muove nel tuo cuore? per comprendere chi sono io parti dal tuo bisogno di felicità, dalla tua voglia di novità, di scuoterti da quello che ti àncora ad una vita piatta e ripetitiva. E io sono la mano tesa che ti raccoglie dall’abisso della tua omologazione per condurti su sentieri di eternità. Sappiamo che Nicodemo questo salto di fede lo compirà. Gli interlocutori di Gesù nel brano di Vangelo di oggi invece rimangono zavorrati alla loro convinzione di conoscere ogni cosa di Dio e non lasciano nessuno spiraglio aperto alla sorpresa, alla novità, allo stravolgimento: riducono l’esistente, e anche il pensiero di Dio, alla loro ristrettezza mentale. Gesù non può essere dal cielo perché è nato fra noi, conosciamo i suoi passi, la polvere dei suoi piedi è la stessa che calpestiamo anche noi. Dio deve essere necessariamente altro, entrare a gamba tesa nella storia, in modo eclatante, rivoluzionario. L’umanità di Gesù diventa l’ostacolo per la loro fede.
In questo dialogo che si farà sempre più serrato Gesù invece chiede loro nuovamente di fidarsi, di lasciarsi rapire dallo Spirito, di lasciarsi condurre lontano, di iniziare a masticare quei bocconi di pane che sono la sua Parola e i suoi segni per comprendere di volta in volta qualcosa in più di lui. Perché lui è come Pane, anzi è Pane.
Lui è il Pane. Il Pane è il necessario che ti nutre. Lui ti è necessario se non vuoi smarrire la tua vita nella banalità.  
Il Pane è buono. Lui è l’amore che cerchi quando sei assettato di felicità, è la tua possibilità per uscire dal deserto della tua solitudine.
Il Pane è la sua carne per a vita del mondo. Non c’è altro da dire: lui è il volto di un Dio che si fa passione fino a dare la vita perché la tua vita sia rimessa in gioco nella libertà.
Chi è allora Gesù per te? Non fermarti alle apparenze. In un ritaglio dei tuoi giorni passerà e ti offrirà la sua mano. Molto spesso accade dietro alle parole di qualche fratello di fede oppure dietro al sorriso di un piccolo o alla domande dei poveri.  Non pensare che sia poca cosa o addirittura inutile come una cravatta in un deserto! Non voltargli le spalle. In gioco c’è una posta altissima: ospitare Dio nella tua casa. E, credimi, con lui un bagaglio di vita eterna, avrai guadagnato il mondo intero!

Come un inciso. Fra quei Giudei che non hanno compreso, di sicuro, c’è anche qualcuno che aveva compreso troppo bene. Qualcuno che forse aveva iniziato a sospettare che, alla lunga, l’amicizia con Gesù lo avrebbe condotto sul crinale di decidere di fare come lui, in sua memoria e dare la vita per amore degli altri. E si è tirato indietro per paura. Stai attento, perché quando hai fatto un miglio con Gesù, in amicizia con lui, senti nel cuore la spinta irrefrenabile di donarti a sua immagine. Stai attento perciò quando fra poco farai la comunione, la strada è in salita e ora lo sai bene!

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