domenica 10 maggio 2009

quinta di Pasqua

Oggi, in questa V domenica di Pasqua, si danno appuntamento alcuni avvenimenti che colorano la nostra celebrazione e la rendono particolarissima. Anzitutto è la festa patronale. Auguri, cara Parrocchia: quasi 500 anni di storia e non sentirli! Perché è sempre attuale la tua vocazione di essere presenza del Dio che salva in mezzo alle case del nostro quartiere; sprofondata nella storia dell’uomo ma con il dito puntato all’orizzonte, ad indicare la Stella Polare che è Gesù con la sua sfrenata voglia di amare e di raccogliere nella sua mano la trama complessa dei nostri giorni per darci consolazione e pace; con la tua certezza che in te non si esaurisce la creatività del Regno di Dio ma tu sei chiamata a leggerne e interpretarne i segni nel palpito della vita delle nostre famiglie.
E poi oggi è fra noi p. Rocco Baione. La sua presenza discreta e costante per tanti anni è stato per noi un riflesso della cura del buon Pastore per il suo gregge. Pensando a te e a tutti i miei fratelli più grandi nel ministero mi viene in mente la favola suggestiva dell’albero e di un bambino. All’inizio si incontrarono quasi per caso e il bambino amava appendersi ai suoi rami per dondolarsi e l’albero, anche se ogni tanto sentiva spezzarsi qualche ramo, era felice della sua gioia. Cresciuto, quel bambino chiese all’albero i frutti per venderli e comprare cose per divertirsi. E l’albero non trattenne nulla per sé e riempì le mani del bambino ormai cresciuto. Passò del tempo e venne ancora il bambino che ormai era un uomo. L’albero si sentì riempire di gioia. Voleva una casa per abitarvi con sua moglie. E l’albero lo invitò a tagliare i suoi rami. Passarono ancora molti anni, il bambino era ormai anziano ma non così tanto e volle costruire una barca per fuggire da tutto e da tutti. E l’albero gli fece dono del suo tronco. Un giorno a quell’albero, diventato ormai solo un ceppo, tornò il bambino di un tempo, stanco della vita, con la sola voglia di sedersi e riposarsi. E l’albero, che non poteva dargli quasi più nulla, lo invitò a sedersi e ancora si sentiva felice. Il segreto di un ministero riuscito è accogliere in noi il dono della Parola, essere pervasi della presenza di Cristo e poi non trattenere nulla per sé.
E infine, l’ultima coincidenza è la celebrazione della Prima Comunione di un gruppo di 23 nostri ragazzi. Gesù farà comunione con voi, ci tiene cioè a darvi ciò che è suo, vuole piantare i picchetti della sua tenda in voi perché vi ama. Il suo corpo è per voi, il suo sangue è un’Alleanza, una mano unita alla vostra e che continuerà a cercarvi anche quando vi dimenticherete di stringerla. Non credete a nient’altro: Dio vi ama teneramente, dona tutto e non pretende nulla. E stare con lui è l’unica possibilità per strappare alla banalità i nostri giorni. Di questo annuncio ne siamo oggi, qui davanti a voi, tutti responsabili e così questo non sarà solo un rito: questo azzardo di una Chiesa che mette fra le vostre mani il suo tesoro più prezioso diventerà una scommessa sul futuro della nostra comunità.
E ora vorrei chiedere alla Parola di oggi, quando siamo ormai oltre la metà della festa di questo tempo pasquale e si intravvede all’orizzonte il Mistero della Pentecoste - e in effetti la Parola inizia proprio da questa domenica a preparare il nostro cuore al dono dello Spirito - qualche segreto che dia profondità alla nostra vita.
Leggendo in Atti la testimonianza di Stefano, la lucidità con cui legge la Storia della Salvezza, la schiettezza con cui mette a tacere i suoi interlocutori penso al segreto delle aquile. L’aquila non ha paura di spiccare il volo, di raggiungere come nessun altro le altezze del cielo, è tutto al contrario dello struzzo che corre goffamente e mette la testa sotto la sabbia! E proprio perché vola così alta, l’aquila non perde di vista le sue prede e si fionda sopra loro. Ecco: bisogna volare alto, lì dove ci porta lo Spirito, avere orizzonti esagerati, per poi non lasciarci sfuggire i particolari, le sfide del quotidiano in cui siamo invitati a giocarci con franchezza. Più fai di Dio il senso dei tuoi giorni e più sei capace di leggere la storia e di affrontarla da protagonista. Più temi Dio e Dio solo e più sarai un temerario nei confronti di chiunque. E costi quel che costi porterai l’annuncio del Vangelo di Verità ai confini del mondo.
Ascoltando la Parola di Paolo invece penso al segreto del caleidoscopio. Fissi l’occhio nella fessura di un cilindro e scopri all’interno un mondo di colori e di forme sempre nuove. Lo Spirito di Dio che ci è stato donato è capace di aprire al nostro sguardo orizzonti sempre nuovi di Grazia se siamo tentati di ripiegarci su noi stessi o di arrovellarci sui nostri problemi e sulle nostre paure. Lo Spirito ci fa vedere nell’altro non più uno straniero, un nemico, ma un fratello da amare e nella sua diversità leggiamo i carismi che costruiscono il bello della comunità. Lo Spirito sa aprire al nostro sguardo a volte disperato la certezza della Risurrezione e ci fa vedere accanto a noi il Dio che salva. Vorrei, come un augurio e un appello alla nostra responsabilità, che questo segreto appartenesse sempre più alla nostra comunità. Cambierebbe tutto anche fra noi se fossimo fratelli aperti a Dio e accoglienti fra noi oltre ogni paura, se fossimo impregnati di Spirito e per questo capaci di speranza, portatori di gioia.
E infine nel brano di Vangelo, in questa preghiera che Gesù leva al Padre e con cui ci trascina con sé a mete altissime, in cui ogni Parola sarebbe da centellinare leggo il segreto dell’albero. Tanto è più alto e maestoso, e così è capace di dare ombra a chi si rifugia sotto i suoi rami, tanto profonde sono le sue radici. Quello che si vede è grazie ad una profondità invisibile. Ciò che conta è il cuore. Bisogna radicarsi in Dio, mettere casa nel Mistero del suo Amore. Lascia che lui ti conosca e ti ami, lascia che la sua Parola riempia le tue mani, lasciati portare alle sorgenti della Misericordia e allora sarai un uomo riuscito. Se le nostre radici non si nutrono dell’acqua freschissima che è Cristo presto ci pieghiamo e diventiamo rigidi, aridi. Ma se non tagliamo queste radici e abbiamo il coraggio di restare allora, proprio come un albero maestoso, faremo ombra e daremo pace ad ogni nostro fratello. E questo è l’augurio che faccio ai ragazzi della prima comunione. La comunione di oggi sia la comunione con lui per tutta la vita. e grazie perché oggi lo ricordate anche a noi.

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