In me
Attorno a me… e siamo già un noi
Oltre noi e abbracceremo il mondo intero
Credo sia questa la mappa che ci indica la Liturgia della Parola di quest’oggi, quasi una geografia dello Spirito che anzitutto dobbiamo assecondare, accogliere come un dono, da riscoprire e non tanto da costruire.
Ma vorrei prima di tutto esprimere un sogno: mi piacerebbe che questa chiesa vibrasse come il cenacolo in quel giorno, che la gioia di Dio ci rapisse, che quel fuoco, che il rito con la sua austerità ci promette di donarci, iniziasse a scottarci dentro, a sciogliere il gelo dei nostri cuori, a squarciare per noi tracciati di vita autentica, che la forza dello Spirito ci porti in alto, verso Dio, ci renda cioè estatici per poi sprofondare in mezzo agli uomini, ci renda cioè estroversi, colmi di una speranza incrollabile, con le mani pronte a piegarsi su ogni ferita dei nostri fratelli. Se il miracolo della Pentecoste si ripetesse anche oggi fra di noi scopriremmo così che non si può essere credenti dalle mezze misure, cristiani del modulo ripetuto stancamente, arresi alle nostre incertezze e ancorati alla banalità, ci scopriremmo invece avventurieri che amano andare controcorrente sfidando ogni limite.
Lo Spirito in noi.
Gesù promette il Paraclito ai suoi discepoli mentre l’Ora della Passione e della Gloria sta per consumarsi. Paraclito vuol dire certo Consolatore, ma di più Avvocato, chiamato a raccogliere e a schierarsi dalla nostra parte. Nel momento in cui Gesù sta per abbandonare il timone della Chiesa, di questa comunità che a fatica si era costruito, promette la presenza di questo Consolatore che renderà noi stessi capaci di condurre al largo, sui flutti della storia, la Chiesa. Lo Spirito è la presenza di Gesù in noi, è il Maestro interiore che ricorda a noi Gesù e costruisce in noi i suoi stessi tratti. Ci indica ad ogni passo cosa farebbe Gesù al nostro posto e ci rende capaci di imitarlo e di renderlo presente qui e ora incarnato in noi. Dunque siamo chiamati a discernere cosa realmente lo Spirito ci chiede e questo comporterà fatica perché nel nostro cuore si agitano sempre anche altri spiriti, quelli del Male, che tentano di ripiegarci sul nostro egoismo e tentano di convincerci che la verità sta tutta nel successo, nel possesso e nell’apparenza. Ma non dobbiamo mai avere paura: non siamo soli. Il nostro destino è la santità. Azzardiamo pure scelte alte e alternative. E quando sentiremo nel cuore la pace e la gioia allora saremo certi di aver camminato sui sentieri dello Spirito. E alla fine dimoreremo in quell’abbraccio d’amore che c’è fra il Padre e il Figlio e la nostra gioia sarà piena.
Attorno a me…e siamo già un noi.
Mi piacerebbe dare questo sottotitolo alla seconda lettura. Infatti lo Spirito che scende su di noi non permette mai che la nostra avventura sia un solitario. Lo Spirito ci conduce sempre in una comunità e ci invita a sederci e a mettere in gioco il nostro dono per il bene di tutti. Se pensiamo di poter fare a meno di questi fratelli di fede che incontriamo la domenica, che costruiscono con noi la nostra comunità, non stiamo ascoltando la voce dello Spirito. Se prevale in noi la voglia di criticare piuttosto che di costruire non stiamo combattendo una battaglia giusta. La comunità, come la intende Paolo, è l’espressione dello Spirito. I diversi sono chiamati a vivere assieme come i convitati di una stessa festa: è la convivialità delle differenze. La comunità non è l’amicizia ma un qualcosa di più grande. Gli amici si scelgono per un’affinità, i fratelli di fede li ritrovi accanto a te e sono da ascoltare, amare e con loro devi costruire su questa terra una angolo di Paradiso. La critica e il disappunto non devono mai essere più forti della passione con cui condividiamo la nostra fede. Il malumore deve diventare al massimo correzione fraterna ma mai distruttivo. Lottare contro la comunità e voltarle le spalle è chiudere la porta allo stesso Spirito. È la comunità il contesto in cui si manifesta lo Spirito e dunque senza l’altro io non potrei credere o comunque sarebbe un cammino tutto in salita e quasi impossibile da praticare.
Oltre noi e abbracceremo il mondo intero
Infine lo Spirito ci spinge ad andare anche oltre quel noi che è la comunità e sbaraglia i chiavistelli delle nostre porte sbarrate al mondo. Lo Spirito vuole che la nostra testimonianza si riversi sui sentieri del mondo come i rivoli di una sorgente. E questa mi sembra l’immagine più bella per descrivere il miracolo raccontato nella lettura di Atti. I Dodici iniziano a parlare le lingue di chi abita in Gerusalemme e lasciano che ognuno intenda l’annuncio del vangelo nella sua lingua. Diversità che tornano a fondersi fra di loro in un unico messaggio: Pentecoste si trova al polo opposto di Babele. Sogniamo anche oggi una Chiesa che non ha timore di parlare il linguaggio dell’uomo per raccontare la buona notizia di sempre. Una Chiesa arroccata e sempre pronta a difendersi come in trincea non è secondo lo Spirito. Il mondo è come la pasta in cui scioglierci e da far lievitare. E l’abbraccio di testimonianza è il servizio più grande e più utile che possiamo rendere al mondo, un’aurora di pace che stenta ancora a levarsi nel buio in cui siamo immersi.
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