3=1…Forse è un gioco matematico i cui conti non tornano mai? Forse una dottrina astrusa per gli addetti ai lavori: Trinità non di una sola Persona ma di un sola Sostanza? Forse una complicazione del cristianesimo: che importa se c’è un Padre, un Figlio e lo Spirito santo, perché, in fondo, l’importante è pregare Dio! Forse non ci resta che alzare le spalle e ammettere che la Trinità è un mistero di cui difficilmente comprenderemo qualcosa.
…ma se è vero che tutto quello che Gesù ha rivelato è per noi, per la nostra salvezza, per la nostra gioia, per la nostra realizzazione come creature, allora anche il Mistero della Trinità deve dare forma alle nostre scelte, deve essere come una sorgente d’acqua freschissima per la nostra vita, deve dare colore alla nostra fede.
3=1 non è un gioco matematico ma la Verità di Tre Persone che sono una per l’altra, una al servizio dell’altra, capaci di donarsi definitivamente, totalmente senza risparmiarsi in nulla fino al punto di essere una cosa sola; 1x1x1 fa sempre 1! E così il mistero della Trinità ci insegna che il segreto di una vita riuscita non sta nell’assommare ricchezza, potere, apparenza ma nel dono che sai fare agli altri della tua vita: sei creatura formata a immagine e somiglianza di Dio e per questo chiamato a stare costantemente fuori di te, verso gli altri, per gli altri!
La Trinità non è una dottrina per gli addetti ai lavori: Dio è Una sola Cosa ma in tre Persone distinte. E proprio perché sono diversi sono una Cosa sola e proprio perchè sono una Cosa sola sono diversi. La differenza per Dio non è opposizione ma principio di comunione. Così il mistero della Trinità ci insegna che anche noi siamo Chiesa, una sola cosa, comunità radunata attorno al Crocifisso-Risorto nella diversità di ognuno; siamo un arcobaleno di colori chiamati ad accogliersi e ad amarsi nella loro diversità. La comunione non è opera delle nostre mani, non è neppure un punto di partenza ma è dono della nostra fede nella Trinità, meta da raggiungere non senza fatica.
E se è vero che l’importante è pregare Dio bisogna ribadire con forza che il nostro Dio ha questo volto ben preciso: Padre, Figlio e Spirito santo. Lo Spirito palpita in noi e ci conduce per mano ad imitare in ogni attimo della nostra vita il Figlio Gesù, a fare nostre le sue scelte e, proprio per questo mistero di imitazione, anche noi facciamo diventare segreto della nostra vita l’Amore immenso del Padre e su di lui iniziamo a scommettere in una prospettiva di eternità.
Vorrei ora passare a commentare i 3 brani ascoltati oggi immaginandoli come una carta d’identità che Dio ci mette fra le mani per non smarrire la verità del suo volto.
Nella prima lettura Mosè fa esperienza del passaggio di Dio. E’ uno dei brani forse più suggestivi di Esodo. Dio mentre passa mostra di sé solo le spalle e rivela il suo Nome. Il Nome di Dio è salvezza per Mosè e per tutto Israele: come dicevamo prima non c’è nulla che Dio non riveli di sé che non sia per la nostra salvezza e felicità. E se vuoi cogliere i suoi segni nella tua vita, se vuoi scorgere dove ha preso dimora la Trinità in te e attorno a te, devi guardare le orme del suo passaggio nella tua storia. La fede si alimenta nella memoria. E oggi, se abbiamo il coraggio di rientrare in noi stessi, possiamo proprio alzare il nostro inno di lode al Figlio che ci ha dato lo Spirito e non ci ha abbandonati ma ci ha messi sulle spalle del Padre soprattutto nelle ore più difficili che abbiamo vissuto.
Nella seconda lettura Paolo parla della differenza fra la vita secondo la carne e la vita secondo lo Spirito. La prima porta in sé il marchio della morte e della distruzione - la carne è il peccato quindi è l’autonomia solitaria ed autoreferenziale - la seconda è vita. Lo Spirito infatti ci dona la vita stessa di Dio e quindi anche noi ci scopriamo figli amati aldilà dei nostri limiti e della nostra debolezza proprio come Gesù; quando ci sentiamo crocifissi, sul baratro della disperazione e della morte è allora che il Padre si mette all’opera e non ci lascia soli.
Infine il brano di Vangelo, in uno degli scorci del discorso d’addio nel cenacolo, ci presenta lo Spirito come il Paraclito Consolatore che renderà testimonianza all’annuncio di Gesù e del suo essere Figlio. Lo Spirito inoltre ci darà la forza di essere testimoni di questo annuncio: sulla faccia del mondo, in un tempo e in uno spazio precisi, non solo si è affacciato ma ha conficcato i paletti della sua Tenda il Signore della storia nella carne del Figlio Gesù. Noi crediamo non a un Dio fatto a immagine e somiglianza dell’uomo ma ad un Uomo che per la sua vita e soprattutto la sua Morte e Risurrezione non possiamo non pensare che fosse Dio! L’enigma Gesù è la Parola forte che abbiamo il dovere di annunciare al mondo per la sua salvezza e la sua gioia e a lui bisognerà tornare quando saremo assetati di Verità o di Speranza.
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