
Quanto vorrei che la nostra comunità, formata da volti noti o da pellegrini che approdano a questa chiesa soltanto oggi per santificare la festa di Pasqua – a cui do il mio più affettuoso benvenuto e che spero si sentano immediatamente a casa – vibrasse come la comunità di Gerusalemme, come quel cenacolo in cui la disperazione si è trasformata in danza, le porte chiuse per la paura e il dolore si sono spalancate su un orizzonte nuovo e inatteso di luce, in cui è riemersa la fede come una fiamma dalla brace che non si era mai spenta. Surrexit Dominus vere, alleluia! E passa in mezzo a noi con le sue mani ferite d’amore ma splendenti di luce a toccare i cuori desolati, ad asciugare le nostre lacrime, a lenire i nostri dolori, a sorreggere le nostre croci, ad accarezzare i nostri visi stanchi. Surrexit Dominus vere, alleluia! E non ha sguardi di rimprovero, non ha parole dure ma un sorriso che accorcia le nostre distanze, un abbraccio che riscalda la nostra tiepidezza, una mano stretta che ci rialza dalle nostre cadute, una luce improvvisa che illumina il buio della fede in cui spesso ci sentiamo immersi. Se solo ci accorgessimo di questo passaggio di Gesù chi fermerebbe più la nostra gioia, chi metterebbe più un freno alla nostra corsa! Per la nostra storia, per la storia della nostra comunità e della Chiesa intera e per la vita, la speranza e la gioia del mondo penso che sia cruciale fare l’esperienza di incontro con il Risorto. La nostra fede non è un’accozzaglia di idee filosofiche di un Dio lontano e troppo immagine delle nostre speculazioni e dei nostri ragionamenti; la nostra fede non è un insieme rigido di precetti – la Legge certo c’è ma sta su un piano decisamente secondo – la nostra fede è l’incontro con un Signore la cui presenza palpita anche oggi nella nostra storia, ha la pretesa di afferrarci per mano e di condurci in alto, fino alle vette della santità, della piena conformazione a lui.
La Parola ascoltata, sotto diverse prospettive, ci racconta proprio di questo incontro con ilo Risorto. Atti ci dà una descrizione quasi formale dell’abbraccio fra Gesù e gli Undici riuniti a Gerusalemme in attesa dello Spirito. Corinzi ci racconta dell’apparizione del Risorto ad una numerosa assemblea e poi in privato a Paolo. E infine il Vangelo racconta di quell’incontro, il primo, in quella mattina al Sepolcro con Maria.
Questi racconti hanno in comune, mi sembra, almeno tre aspetti:
1 l’incontro con il Risorto cambia la vita dei protagonisti. Gli Undici da disperati si aprono alla Speranza del Regno e del dono dello Spirito. Paolo da persecutore e, come dice lui stesso, aborto d’uomo, diventa apostolo fino a dare la vita per il Vangelo. Maria, in lacrime, chiamata per nome, riconosciuta dal suo Maestro, raccolta dal suo dolore, si apre ad una gioia inedita e, prima quasi paralizzata dal dolore, ora si mette a correre e a gridare ai suoi fratelli di aver incontrato il Signore vivo.
2 La risurrezione squarcia l’intelligenza chiusa dei protagonisti e li porta a credere che la croce davvero non è stata un incidente di percorso ma la scelta del Maestro di amare sino alla fine i suoi perché l’amore è proprio smisuratezza, non ha regole, si gioca completamente per dare frutto. E la Risurrezione di quel Crocifisso è il sì di Dio proprio a quella storia d’amore, è l’intervento del Padre sul suo Figlio che non poteva restare in potere della morte.
3 chi ha incontrato il Risorto deve diventare testimone di questo evento. La gioia che ti dà la sua presenza non la puoi trattenere altrimenti si esaurisce fra le mani. Più la condividi e più si moltiplica.
Anche noi siamo chiamati a fare la stessa esperienza degli Undici, di Paolo e della Maddalena. Incontri il Risorto nella tua vita quando ti sorprende una luce improvvisa proprio nel buio delle tenebre, quando sotto il peso della tua croce invochi la forza e misteriosamente la trovi sempre ad ogni mattino, quando si apre una relazione che pensavi chiusa, quando senti che la sua tenerezza asciuga le tue lacrime, quando anche il nostro cuore e la nostra mente comprendono un qualcosa in più del nostro Dio e lo sentiamo non distante ma compagno di viaggio, quando ti senti schiodato dal peso di una colpa e ti senti risollevato, amato per quello che sei e non giudicato, quando decidi che non puoi fare a meno di questa celebrazione settimanale in cui il Risorto riempie di senso la nostra vita con la sua Parola e spezza il suo Pane per indicarci la via dell’Amore che ci ha salvato, quando inizi anche tu ad amare qualcuno solo in nome di Gesù e proprio quando non se lo merita.
E se abbiamo incontrato il risorto anche per noi non può mancare un nuovo slancio di testimonianza. Il mondo, inchiodato alla sua vecchiezza, il nostro mondo sospeso sulla drammaticità del nulla, in fondo attende, come un deserto l’acqua, la nostra parola di risurrezione, il nostro vento di primavera.
La Parola ascoltata, sotto diverse prospettive, ci racconta proprio di questo incontro con ilo Risorto. Atti ci dà una descrizione quasi formale dell’abbraccio fra Gesù e gli Undici riuniti a Gerusalemme in attesa dello Spirito. Corinzi ci racconta dell’apparizione del Risorto ad una numerosa assemblea e poi in privato a Paolo. E infine il Vangelo racconta di quell’incontro, il primo, in quella mattina al Sepolcro con Maria.
Questi racconti hanno in comune, mi sembra, almeno tre aspetti:
1 l’incontro con il Risorto cambia la vita dei protagonisti. Gli Undici da disperati si aprono alla Speranza del Regno e del dono dello Spirito. Paolo da persecutore e, come dice lui stesso, aborto d’uomo, diventa apostolo fino a dare la vita per il Vangelo. Maria, in lacrime, chiamata per nome, riconosciuta dal suo Maestro, raccolta dal suo dolore, si apre ad una gioia inedita e, prima quasi paralizzata dal dolore, ora si mette a correre e a gridare ai suoi fratelli di aver incontrato il Signore vivo.
2 La risurrezione squarcia l’intelligenza chiusa dei protagonisti e li porta a credere che la croce davvero non è stata un incidente di percorso ma la scelta del Maestro di amare sino alla fine i suoi perché l’amore è proprio smisuratezza, non ha regole, si gioca completamente per dare frutto. E la Risurrezione di quel Crocifisso è il sì di Dio proprio a quella storia d’amore, è l’intervento del Padre sul suo Figlio che non poteva restare in potere della morte.
3 chi ha incontrato il Risorto deve diventare testimone di questo evento. La gioia che ti dà la sua presenza non la puoi trattenere altrimenti si esaurisce fra le mani. Più la condividi e più si moltiplica.
Anche noi siamo chiamati a fare la stessa esperienza degli Undici, di Paolo e della Maddalena. Incontri il Risorto nella tua vita quando ti sorprende una luce improvvisa proprio nel buio delle tenebre, quando sotto il peso della tua croce invochi la forza e misteriosamente la trovi sempre ad ogni mattino, quando si apre una relazione che pensavi chiusa, quando senti che la sua tenerezza asciuga le tue lacrime, quando anche il nostro cuore e la nostra mente comprendono un qualcosa in più del nostro Dio e lo sentiamo non distante ma compagno di viaggio, quando ti senti schiodato dal peso di una colpa e ti senti risollevato, amato per quello che sei e non giudicato, quando decidi che non puoi fare a meno di questa celebrazione settimanale in cui il Risorto riempie di senso la nostra vita con la sua Parola e spezza il suo Pane per indicarci la via dell’Amore che ci ha salvato, quando inizi anche tu ad amare qualcuno solo in nome di Gesù e proprio quando non se lo merita.
E se abbiamo incontrato il risorto anche per noi non può mancare un nuovo slancio di testimonianza. Il mondo, inchiodato alla sua vecchiezza, il nostro mondo sospeso sulla drammaticità del nulla, in fondo attende, come un deserto l’acqua, la nostra parola di risurrezione, il nostro vento di primavera.
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