
Ritorno ai piedi di questa croce come ogni anno.
Il silenzio varrebbe più di molte parole
Sono inutili parole mistificatorie di fronte al tuo dolore
Sono inutili i discorsi di chi pensa di aver capito tutto di te perché su questo legno che tu hai deciso di abbracciare s’infrange ogni immagine di Dio che io mi sono costruito
Dio, per me, non può patire e tanto meno morire
La tua croce mi fa paura e mi scandalizza
La mia logica che vorrebbe risolvere tutto ora, tutto qui, non arriva a comprendere e tanto meno sa descrivere il perché di questo spargimento di sangue, questo chinare il capo di fronte a chi ti ha spogliato di ogni dignità e ha voluto toglierti di mezzo come un peso inutile, cancellarti perché pericoloso per i nostri schemi.
Non so nemmeno dire perché hai dovuto morire per togliere il mio peccato, io che mi trovo sempre nella palude di tanti sbagli e di tante piccole scorciatoie e compromessi con il male.
Silenzio, solo questo serve
Ma ad un tratto un bagliore mi rapisce, forse lo stesso che ha gettato in ginocchio il centurione e lo ha illuminato fino a riconoscerti Figlio di Dio proprio nel vederti morire così.
L’onnipotenza di Dio non è possesso, non è disporre di tutto secondo un insindacabile giudizio, non è stritolare tutto. Questo è un pensiero umano, troppo umano.
Dio è onnipotente perché ha deciso di gettarsi nella nostra storia e ha voluto condividere con noi, sue creature, ogni cosa, compresa la morte. La sua Onnipotenza è spogliarsi di tutto e farsi povero con noi.
Di fronte alla croce allora alzo le mani e riconosco che mi è più utile un Dio così perchè compagno di viaggio, perché ha poggiato i suoi piedi sulla stessa mia terra e ha lasciato impresse con chiarezza le sue orme in modo che lo possa seguire.
Dopo averlo crocifisso si divisero le sue vesti tirandole a sorte
Ci sono momenti in cui anche noi ci sentiamo crocifissi e spogliati. Quando ci assale la malattia, quando capiamo che certe situazioni drammatiche si fanno croniche, quando lo sgomento dilaga nei nostri giorni e la paura diventa padrona, quando siamo soli e non compresi, quando ci inchiodano ad un pregiudizio. E anche attorno a noi quante situazioni di croce: stranieri a cui non è riconosciuta la dignità, giovani invisibili ai nostri occhi inchiodati ad un destino che li vuole sommersi nel nulla, e ancora, il pensiero va a tutte le vittime innocenti della guerra e delle ingiustizie. Sapere di avere dalla nostra parte un Dio crocifisso non solo ci consola ma ci risolleva dalla disperazione e ci dà la possibilità di riscattarci. La croce non è inutile se la vivi con la stessa intenzione di Gesù. Offrila per la salvezza del mondo. Fai della tua vita un Mistero di condivisione e allora avrà senso anche il tuo dolore.
Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?
E poi il silenzio. Quello di Gesù e quello di Dio. Pieno di dubbi e pieno di angoscia. Dio apparentemente distante. Di fronte alla morte di qualcuno di caro, di fronte al dolore innocente. Di fronte alla violenza che, priva di senso, impazza nel mondo. Quante volte anche per noi il buio della fede è condizione quasi normale. A stento abbiamo qualche consolazione spirituale, a stento sentiamo vibrare in noi la presenza di Dio. A stento avvertiamo il senso della fede. E camminiamo a tentoni, senza pretese di guardare troppo all’orizzonte, facendoci bastare il valore di ogni passo.
L’urlo di Gesù, la sua notte nella fede, non mi scandalizza ma mi libera da ogni ansia di perfezionismo nella vita spirituale. Non è peccato urlare contro il cielo, non è peccato non avvertire il senso della presenza di Dio, non è peccato gridare perché Dio si faccia sentire e vedere perché altrimenti non reggiamo più. L’urlo di Gesù raccoglie tutti le nostre grida quando ricerchiamo un perché che ancora stenta ad apparire all’orizzonte.
Emise lo spirito
Morte, dov’è la tua vittoria?
Ora che Gesù ha chinato il capo
Ora che hai coperto di pietà anche il nostro Dio
Ora che il mondo rifiorisce al soffio del suo Spirito e già sentiamo il vento della Risurrezione come una nuova primavera
riconosciamo che non sei nemica ma occasione di fede
paradossale amica che ci spalanca la vita eterna.
Il silenzio varrebbe più di molte parole
Sono inutili parole mistificatorie di fronte al tuo dolore
Sono inutili i discorsi di chi pensa di aver capito tutto di te perché su questo legno che tu hai deciso di abbracciare s’infrange ogni immagine di Dio che io mi sono costruito
Dio, per me, non può patire e tanto meno morire
La tua croce mi fa paura e mi scandalizza
La mia logica che vorrebbe risolvere tutto ora, tutto qui, non arriva a comprendere e tanto meno sa descrivere il perché di questo spargimento di sangue, questo chinare il capo di fronte a chi ti ha spogliato di ogni dignità e ha voluto toglierti di mezzo come un peso inutile, cancellarti perché pericoloso per i nostri schemi.
Non so nemmeno dire perché hai dovuto morire per togliere il mio peccato, io che mi trovo sempre nella palude di tanti sbagli e di tante piccole scorciatoie e compromessi con il male.
Silenzio, solo questo serve
Ma ad un tratto un bagliore mi rapisce, forse lo stesso che ha gettato in ginocchio il centurione e lo ha illuminato fino a riconoscerti Figlio di Dio proprio nel vederti morire così.
L’onnipotenza di Dio non è possesso, non è disporre di tutto secondo un insindacabile giudizio, non è stritolare tutto. Questo è un pensiero umano, troppo umano.
Dio è onnipotente perché ha deciso di gettarsi nella nostra storia e ha voluto condividere con noi, sue creature, ogni cosa, compresa la morte. La sua Onnipotenza è spogliarsi di tutto e farsi povero con noi.
Di fronte alla croce allora alzo le mani e riconosco che mi è più utile un Dio così perchè compagno di viaggio, perché ha poggiato i suoi piedi sulla stessa mia terra e ha lasciato impresse con chiarezza le sue orme in modo che lo possa seguire.
Dopo averlo crocifisso si divisero le sue vesti tirandole a sorte
Ci sono momenti in cui anche noi ci sentiamo crocifissi e spogliati. Quando ci assale la malattia, quando capiamo che certe situazioni drammatiche si fanno croniche, quando lo sgomento dilaga nei nostri giorni e la paura diventa padrona, quando siamo soli e non compresi, quando ci inchiodano ad un pregiudizio. E anche attorno a noi quante situazioni di croce: stranieri a cui non è riconosciuta la dignità, giovani invisibili ai nostri occhi inchiodati ad un destino che li vuole sommersi nel nulla, e ancora, il pensiero va a tutte le vittime innocenti della guerra e delle ingiustizie. Sapere di avere dalla nostra parte un Dio crocifisso non solo ci consola ma ci risolleva dalla disperazione e ci dà la possibilità di riscattarci. La croce non è inutile se la vivi con la stessa intenzione di Gesù. Offrila per la salvezza del mondo. Fai della tua vita un Mistero di condivisione e allora avrà senso anche il tuo dolore.
Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?
E poi il silenzio. Quello di Gesù e quello di Dio. Pieno di dubbi e pieno di angoscia. Dio apparentemente distante. Di fronte alla morte di qualcuno di caro, di fronte al dolore innocente. Di fronte alla violenza che, priva di senso, impazza nel mondo. Quante volte anche per noi il buio della fede è condizione quasi normale. A stento abbiamo qualche consolazione spirituale, a stento sentiamo vibrare in noi la presenza di Dio. A stento avvertiamo il senso della fede. E camminiamo a tentoni, senza pretese di guardare troppo all’orizzonte, facendoci bastare il valore di ogni passo.
L’urlo di Gesù, la sua notte nella fede, non mi scandalizza ma mi libera da ogni ansia di perfezionismo nella vita spirituale. Non è peccato urlare contro il cielo, non è peccato non avvertire il senso della presenza di Dio, non è peccato gridare perché Dio si faccia sentire e vedere perché altrimenti non reggiamo più. L’urlo di Gesù raccoglie tutti le nostre grida quando ricerchiamo un perché che ancora stenta ad apparire all’orizzonte.
Emise lo spirito
Morte, dov’è la tua vittoria?
Ora che Gesù ha chinato il capo
Ora che hai coperto di pietà anche il nostro Dio
Ora che il mondo rifiorisce al soffio del suo Spirito e già sentiamo il vento della Risurrezione come una nuova primavera
riconosciamo che non sei nemica ma occasione di fede
paradossale amica che ci spalanca la vita eterna.
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