vennero da oriente a Gerusalemme…
ed erano uomini saggi, pieni di quella sapienza che però non gonfia, che non si ferma all’evidenza dei dati ma vuole risalire al perché delle cose. Erano sempre riconsegnati alla loro infinita pochezza di fronte all’universo, al cielo a lungo scrutato nelle limpide e fredde notti d’oriente: sono dotti e si sentivano sempre come bambini colmi di stupore di fronte ad ogni novità.
La giovinezza davvero non è un fatto banalmente anagrafico: ho conosciuti giovani invecchiati troppo in fretta e vecchi che sono rimasti giovani ! La vita ha senso solo se è vissuta nella ricerca, nel non accontentarsi mai non solo della menzogna ma anche delle mezze verità, se non ci si accomoda sui primissimi risultati e nemmeno sui secondi ma si tende sempre all’oltre, all’orizzonte grande della verità; quando si ha il coraggio di porsi grandi domande, di scendere in solitudine nei meandri più nascosti del proprio cuore, fino a star male, di fronte alla vita, alla sofferenza e alla morte, quando non si mette un punto definitivo sugli altri ma si ha sempre il coraggio di stupirsi, quando anche la propria vita non si sclerotizza nei moduli consueti ma sa evolversi e crescere con il passare dei giorni, quando la paura di sbagliare non ci impedisce di metterci in cammino perché è ben più grave restare immobili. E così si scopre che la felicità non è solo nella meta ma anche, se non soprattutto, nel cammino. Devo dire grazie a tutte le anime inquiete che ho incontrato nel mio cammino, a tutti quelli che mi hanno aperto gli occhi ad una verità che ignoravo o non volevo conoscere, a chi mi ha aiutato a cambiare idea su qualcosa o su qualcuno, a quei santi che hanno vissuto la notte del cuore e, dopo tanto dolore, sono stati capaci di rimettersi nelle mani della Provvidenza lasciandosi modellare perchè anche la fede non è mai un assioma assunto definitivamente ma un pungolo a non essere soddisfatti dell’evidenza e a cercare motivi sempre più credibili per affidarsi alle braccia di un Dio. E quel Dio, che a volte ama nascondersi nella nebbia e giocare a nascondino con la sua creatura, sembra apprezzare chi è in ricerca e non piuttosto chi pensa di conoscerlo come un teorema noioso o come un compendio moralistico: lui, ai primi, non fa mancare quei segni necessari che assomigliano a quella stella apparsa nel cielo all’improvviso.
videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono
il loro cammino approda a Betlemme, nell’unica casa dove mai nessuno avrebbe potuto immaginare esserci un re. Eppure la stella parlava chiaro e brillava proprio sopra quella stalla. Devono immediatamente fare i conti con la paradossalità dell’evento. Qualcosa alla vista di quel bambino e di quella donna li avrà convinti e loro, che non appartengono al popolo eletto, lo adorano con un gesto che solo i grandi del passato avevano compiuto di fronte a qualche manifestazione di Dio. Hanno compreso bene che Dio non ama dimorare nei palazzi dei re: si sarebbe fatto complice di logiche troppo interessate al potere; non sta nella curata rifinitura dei templi perché avrebbe perso la sua libertà: Dio non può che essere povero, ritrarsi, per fare spazio all’altro di accoglierlo, non può che essere solidale in tutto con gli ultimi di questo mondo per riscattarli, non può non occupare il posto più basso per far sorgere dalla polvere della terra una rivoluzione capace di squassare i sistemi più rigidi. Beati saremo noi se ci lasceremo prendere dalla paradossale bellezza di questa povertà perché avremo compreso il carattere del nostro Dio. Beati noi se ci lasceremo contagiare da questo cammino che non si risparmia di scendere in basso ma solo perché l’amore è estroversione e tende a dare la vita.
per un’altra strada fecero ritorno al loro paese
questi cercatori di Dio sanno sempre trovare strade alternative, anche ora non si accontentano di percorrere lo stesso cammino per tornare al loro paese: si fidano dei loro sogni e azzardano sentieri non ancora battuti. È il segno questo che hanno davvero incontrato il Signore e che dovranno continuare a cercarlo nella loro vita, per non tradirlo devono nuovamente gettarsi nell’avventura. Il segno che anche noi abbiamo trovato il Bambino, ci siamo lasciati rapire dalla rivelazione del nostro Dio, sta nel coraggio di intraprendere vie nuove, dal sapore evangelico, nella trama di tutti i giorni. Forse in una vita come la tratteggia Paolo nella lettera a Tito, forse in gesti di carità discreta e per questo davvero incisivi, forse nella gioia che non è mai sguaiata ma sempre contraddistinta da un sorriso. E nel cielo della nostra vita qualcuno si farà certamente compagno di volo.
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