Ci sono delle domeniche in cui non mi riesce facile predicare: bisogna cercare di tenere insieme la Liturgia della Parola e, allo stesso tempo, cercare di inserirla all’interno della celebrazione eucaristica; bisogna arginare la voglia di parlare a lungo perchè – si sa – il rischio dei colpi di sonno è sempre in agguato! Oppure si cerca disperatamente più di una prospettiva per non chiudere tutto in pochi minuti; e che dire poi quando gli esempi non vengono e si diventa troppo teorici, oppure quando avresti voglia di dire le cose in faccia con una certa schiettezza ed è meglio tacere per non far diventare la Parola un’arma impropria! Ma oggi non è una di quelle domeniche…mi è sembrato che tutto potesse essere semplicemente racchiuso nella parola condivisione, che non è altro dalla parola amore! Gesù è la manifestazione della voglia che Dio ha di condividere se stesso con noi – siamo nei giorni in cui si continua a dare eco al tema dell’Epifania, della rivelazione di Dio – e proprio da questa grammatica aperta del suo amore per noi anche noi siamo chiamati a giocarci in tutto e per tutto con e per i nostri fratelli.
Ho cercato di legare ad ogni lettera del termine condivisione una parola, così, per formare un piccolo prontuario ad uso nostro per ritrovare i presupposti della condivisione qualora fossimo un po’ a corto di stimoli.
Compassione. È Gesù stesso che nel Vangelo di oggi, in questo racconto della seconda moltiplicazione dei pani, usa questo termine. Il nostro è un Dio che si lascia commuovere, toccare, raggiungere, ferire da chi gli sta di fronte. L’amore tende a rompere le distanze, ad avvicinare, a creare comunione. Gesù sente che quella folla non ce l’avrebbe fatta a proseguire il suo cammino e decide di mettersi in gioco, di farsi carico della sua fatica. Spesso noi abbiamo un’idea falsata del nostro Dio: è come se qualcosa ci convincesse che lui non possa amarci per quello che siamo, anche per quella terra in ombra che ognuno si porta nel cuore dove le correnti della memoria si fanno rapidissime, quando il giudizio nostro o degli altri si fa condanna. In realtà il Signore ci abbraccia, si china sulle nostre ferite, soffre con noi per poi portarci in braccio come fa una madre con il suo bambino, prende sulle sue spalle il nostro dolore e il nostro affanno e ci dà la pace. Cos’altro è quel Pane che Gesù ha dato alla sua gente se non il segno di una risposta al suo affanno? Cos’altro è quel Pane che fra poco spezzeremo se non il segno di un’alleanza che nulla e nessuno potranno rompere?
Ostinazione. Mi sembra questo lo stile di Gesù di fronte all’obiezione, pur sensata, dei sui discepoli. La sua ostinazione domanda fiducia. Proviamo a metterci in ascolto dell’ostinazione di Dio per ogni uomo, fidiamoci di lui e anche noi diventeremo caparbi nello scegliere in ogni nostra mossa la carità.
Necessario. Gesù domanda ai suoi di mettere in gioco quanto di necessario avevano per sfamarsi: era poca cosa eppure sarà costato molto donarla; forse nei discepoli era forte la paura di restare anche loro a digiuno. Anche noi abbiamo il poco necessario e a volte anche di meno! È la nostra vita, anche con tutte le sue righe tirate storte, eppure è il necessario che il Signore ci chiede di mettere nelle sue mani. Se non lo traffichiamo, non lo spendiamo bene si rischia di restare a mani vuote.
Dividere per moltiplicare. È strana questa operazione matematica che sembra riuscire bene al nostro Dio. Il necessario messo nelle mani di Gesù si moltiplica. Quel poco perché diviso è diventato abbondanza che ha saziato la fame di quella gente. Dividere solo in apparenza è perdere, in realtà è assecondare la logica della Provvidenza che ci ridona sempre con gli interessi quanto siamo capaci di donare. Proviamo a riprendere con calma lo stralcio della 2 Corinti che abbiamo appena proclamato e troveremo tante altre motivazioni per dividere il nostro necessario.
Inatteso. Il dono di Dio è sempre così e per questo ci riempie di gioia. È quanto i discepoli constatano quando nelle loro stesse mani il pane si moltiplica. È quanto anche noi proviamo di fronte ad un orizzonte che all’improvviso si apre o ad una luce che ci rapisce all’improvviso e ci fa ancora scommettere sul Vangelo.
Vita, è quella che noi vogliamo servire con la nostra condivisione. Ci sono fratelli che hanno perso la dignità perché sono stati messi ai margini, oppure perché si sono chiusi nella loro disperazione. La condivisione è come il vento di primavera che risveglia la vita, è come una linfa misteriosa e nascosta che fa fiorire anche i rami apparentemente secchi. In questa settimana che la nostra Diocesi dedica al tema dell’educazione vogliamo pensare che è fondamentale, una vera e propria scommessa sul futuro, condividere quello che siamo con i nostri ragazzi perché nessuno può essere uomo in pienezza senza nessuno che lo prenda per mano.
Immaginare …lo stile della condivisione ci chiede di non lasciare nulla all’improvvisazione ma domanda di essere progetto di vita.
Sempre. Quando condividere? beh, ecco la risposta!
Ipoteca. Condividere è un impegno sul futuro. Forse oggi non riusciamo a vedere null’altro che la nostra piccola goccia, ma la fede ci porta a immaginare che un giorno sarà un oceano.
Occasione. Specifica il sempre di prima! Ogni occasione è buona per donarci. E ogni occasione persa lo è per sempre. Il bene che noi non faremo qui e ora nessuno potrà compierlo al nostro posto. E il mondo, se perdiamo anche solo un’occasione per amare, è decisamente più povero.
Novità. Condividere è stile che rende davvero nuova ogni cosa. Il mondo è assetato di novità secondo il Vangelo; chi crede e diventa immagine di Gesù che si spezza per amore è creativo nel suo agire, perché è mosso dallo Spirito creatore. Forse non è più tempo dei vecchi moduli egoistici, è tempo di uno slancio di gratuità.
E, congiunzione. E ora tocca a noi lasciarci prendere per mano da Gesù e centellinare il suo amore e poi uscire di qui e fare ed essere come lui e…
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