domenica 8 aprile 2012

dom delle Palme - messa per la benedizione degli ulivi


Con lo sguardo dei discepoli

Che sarebbe stata diversa dalle altre quella Pasqua se lo erano immaginati già da qualche tempo. Il Maestro aveva indurito il suo volto, aveva lo sguardo fisso alla meta, il pensiero fisso su una missione da compiere proprio a Gerusalemme. Non avevano fatto caso alle parole che annunciavano la passione, meglio, non volevano pensarci. Chissà, forse ci sarebbe stato un agguato, una lotta, e loro le armi per difendere e attaccare le avrebbero anche abbracciate. Gesù era diventato scomodo con le sue parole, i suoi segni, l’annuncio di un Regno che poneva gli ultimi al primo posto e la pressione da parte delle autorità politiche e religiose si era fatta sempre più forte. Volevano credere che i giorni del Messia erano prossimi e si preparavano in cuor loro ad una rivoluzione contro l’ordine costituito e, chissà, magari anche contro i romani. E sognavano come avrebbero poi spartito il potere e pensavano, nell’eventualità della morte del Maestro, chi fra loro avrebbe potuto sostituirlo. La festa per il suo ingresso tutto lasciava immaginare fuorché quello che poi in realtà avvenne. Le folle erano in delirio, come avrebbero potuto poi cambiare il loro osanna in un grido di morte rimane un mistero. Il mistero della vulnerabilità della gente, sempre pronta a seguire il più forte e a delegare il proprio destino nelle mani di chi ha il potere. Compresero poi, soltanto poi perché Gesù volle un asinello per quell’entrata anche al rischio di coprirsi di ridicolo e di sparire di fronte a ben altre parate. Compresero poi, soltanto poi che quelli sarebbero stati i giorni dello spettacolo di chi fa di sé un dono , della mitezza che vince l’arroganza, della debolezza che disarma la forza, dell’amore che si dona senza pretendere nulla ma solo consegnarsi per fare spazio alla tua libera decisione di amarlo e di seguirlo.



Con lo sguardo di Gesù

Entrare nella città, volerla abitare, prendere posto in mezzo alle dinamiche contraddittorie dell’uomo ed essere il profeta che soffre per amore e arriva a dare la vita: questo voleva fare Gesù quel giorno. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio. E lui la sua tenda davvero l’ha voluta piantare dove l’uomo vive e consuma i suoi giorni. Gesù ama Gerusalemme e con questo ingresso si compie il mistero di un Dio che tende la mano alla sua creatura fino a toccarla, prenderla per mano, raggiungerla anche nei suoi lati oscuri senza giudicarla ma condividendo il suo destino. Non gli interessa il delirio della folla, non gli interessa il possibile fraintendimento dei suoi discepoli, non gli interessa nemmeno la rabbia dei potenti. Ciò che vuole è compiere la sua missione. Sa che tradirà le attese di chi attendeva un azzardo politico. Vuole essere Messia nel solco dei profeti e in particolare di quelli che, per amore della Verità, hanno saputo abbracciare anche la sofferenza. A lui non interessa la rivoluzione, lui vuole che l’uomo si apra a un Dio che cambia il cuore perché non sia più duro come la pietra. E finché questo non accade i poveri saranno sempre schiacciati e il mondo annegherà nella sua ingiustizia. Sarà pronto ad aprire le braccia sulla croce perché solo così si compie la Parola dell’Alleanza.       



Con i nostri occhi

E noi? Noi non ce la faremo a stragli dietro, anche noi arranchiamo come i discepoli perché non vogliamo comprendere la logica della croce. Abbiamo camminato lungo questa Quaresima cercando di convertirci, ma quanto rimane ancora da fare... e se pensavamo di emergere con le nostre forze dovremo ancora accettare, in questa Pasqua, di lasciarci sommergere dalla sua Misericordia, lasciarci perdonare e lasciarci avvicinare da lui nella nostra pochezza. Sappiamo però di essere amati teneramente, sappiamo che ai suoi occhi valiamo, siamo consapevoli che non ci vuole perdere. Abita ora proprio nella nostra città in cui è voluto entrare per rimanerci come il Messia crocifisso e risorto, segno di amore a cui si può sempre ritornare, monito anche per noi perché se anche tu non ti doni e non apri la tua mano al fratello allora ti sei perso. Gesù compie la storia e compie anche il nostro desiderio di felicità. Vogliamo seguirlo e non lasciarlo in questi giorni. Penso che ad ogni Pasqua ci sia data l’occasione di avanzare di un poco sul cammino della sequela e di vivere il nostro quotidiano un po’ di più come lui con la nostra croce ma felici perché doniamo la vita.

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